Farmaci, bisturi, tecnologia  Mille soluzioni per il cuore malato
Paolo Sganzerla

Farmaci, bisturi, tecnologia

Mille soluzioni per il cuore malato

Terapia farmacologica, interventistica sulle coronarie, dispositivi per regolare il ritmo: quante sono le opzioni che oggi la medicina offre quando il nostro cuore si ammala? «A problemi di natura diversa servono soluzioni diverse – spiega Paolo Sganzerla, direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’Asst Bergamo Ovest -. Il muscolo cardiaco, e con esso il sistema circolatorio che governa, può essere messo in crisi da tanti fattori, per questo è importante scegliere l’approccio corretto. Per gli episodi acuti il tempo d’intervento è un fattore decisivo: il nostro reparto interviene rapidamente 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno».

Oggi però è soprattutto lo scompenso a preoccupare i sistemi sanitari occidentali.«È vero. Il termine scompenso indica una forma d’insufficienza cardiaca: il cuore non pompa adeguatamente il sangue ed ecco comparire alcuni sintomi: ci affatichiamo per nulla, o d’improvviso il peso aumenta per l’accumulo di liquidi. Ne soffrono oltre 1 milione di persone in Italia, con 200 mila nuovi casi ogni anno. È curabile, ma è una malattia cronica e per gli anziani rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale».Come si può curare? «Innanzitutto con i farmaci, dai sintomatici come i diuretici a quelli che influenzano direttamente l’attività cardiaca: beta-bloccanti, ace-inibitori, digitale… Se l’apporto di sangue al cuore è ridotto, potrebbe trattarsi di un’occlusione coronarica: una coronarografia e, se serve, l’angioplastica, possono aiutare a migliorare il flusso sanguigno ed evitare episodi acuti. Anche tecnologie impiantabili come i pace-maker resincronizzatori e in qualche caso la cardiochirurgia assicurano una buona qualità di vita. Abbiamo tante armi, l’importante è rivolgersi a centri in grado di offrire tutte le opzioni e l’alleanza fra il nostro reparto e la Cardiochirurgia del Papa Giovanni di Bergamo ci consente di seguire i nostri pazienti per tutto il percorso, fino alla riabilitazione all’ospedale di Romano».

E una volta dimesso, cosa deve aspettarsi chi soffre di scompenso?«Come per tutte le malattie croniche, la gestione ambulatoriale è fondamentale. A Treviglio abbiamo organizzato percorsi dedicati per patologia e con corsie preferenziali per chi soffre d’insufficienza cardiaca. Il nostro modello organizzativo, che coniuga cure e ricerca, ha riscosso consensi al recente convegno nazionale dell’Associazione medici cardiologi ospedalieri, riconoscendoci “livelli di eccellenza nella conduzione della ricerca scientifica integrata alla pratica clinica quotidiana”. L’ideale per i pazienti più gravi è scegliere di affidarsi all’opportunità offerta in Lombardia, la presa in carico: abbiamo sperimentato i percorsi dei primi pazienti ormai da un anno, in grande anticipo, e possiamo dire che scegliere la Cardiologia di Treviglio significa avere tutte le attenzioni che si merita il nostro cuore: tecnologia, ma soprattutto un’équipe affiatata e una casistica importante per numeri e qualità».

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