Martedì 23 Settembre 2014

Il consumo di dolcificanti artificiali

potrebbe favorire il «prediabete»

Il consumo di dolcificanti artificiali può aumentare il rischio di sviluppare una condizione di intolleranza glucidica o «prediabete». Lo rivelano due studi, uno condotto sull’uomo e uno su animali da esperimento, appena pubblicati su Nature.

Lo studio condotto sul modello animale ha evidenziato che topi nutriti con diete supplementate di dolcificanti presentano alterazioni del metabolismo energetico, probabilmente legate all’effetto dei dolcificanti stessi sulla composizione e sulla funzione dei batteri intestinali. Anche nell’esperimento condotto su sette volontari sani, l’impiego di saccarina ha indotto un aumento dei livelli di glicemia in metà dei partecipanti allo studio. E anche in questo caso, l’alterazione della flora microbica intestinale è stata individuata come il responsabile di questo effetto. Tutto ciò porterebbe a pensare che il consumo dei dolcificanti artificiali meriti di essere ripensato.

I dolcificanti artificiali trovano ampio impiego nei cibi (come i dessert senza zucchero e le caramelle) e nelle bevande (soft drink e bevande senza zucchero) che vengono scelte dai consumatori per non ingrassare e sono raccomandati nei regimi ipocalorici.

Evidenze certe dei loro effetti sulla salute non sono disponibili tuttavia, in quanto gli studi condotti finora hanno dato risultati contrastanti.

«Non è il caso alimentare il panico tra la gente e neanche tra le persone con il diabete - afferma Enzo Bonora, presidente della Società Italiana di Diabetologia - anche se certo questi sono studi importanti, pubblicati da una rivista prestigiosa, come Nature. Prima che questi risultati possano essere traslati in raccomandazioni nutrizionali e portati nella pratica clinica, c’è bisogno di ulteriori conferme e di riflessione. La Società Italiana di Diabetologia (SID) non ha mai raccomandato l’uso dei dolcificanti al posto dello zucchero, perché piccole quantità di quest’ultimo non sono bandite dalla dieta persona con diabete. I risultati di questo studio confortano la nostra posizione».

Questo studio dimostra che i dolcificanti possono andare ad alterare la flora batterica intestinale. E il microbiota (la flora batterica intestinale) sembra giocare un ruolo sempre più importante nel condizionare l’omeostasi glucidica e di tutta una serie di processi endocrino-metabolici. «L’intestino - prosegue Bonora - è una grande ghiandola endocrina perché le sue diverse cellule (dal cavo orale al colon) producono decine di sostanze, ma anche e soprattutto perché il suo contenuto, cioè l’enorme ’giardino zoologicò di batteri che alberga, produce una miriade di sostanze che, variamente modificate, nelle cellule dell’intestino o al suo interno, possono esercitare un’azione deleteria, sia sulle cellule pancreatiche alfa (produttrici di glucagone) e beta (produttrici di insulina), sia sul livello di sensibilità dei diversi organi (fegato, muscolo, cervello) all’insulina».

Quello che mangiamo ha un impatto notevole sulla composizione del microbiota intestinale: il consumo regolare di alcuni cibi fa morire alcune specie batteriche e favorisce la moltiplicazione di altre. Questo lo si è compreso studiando l’effetto dei cambiamenti della dieta in persone che ad esempio si spostano da un luogo all’altro del pianeta. Adesso, rivela l’articolo di Nature, ci sono forti elementi per ritenere che anche i dolcificanti artificiali possono interferire sulla composizione e sulla funzione della flora batterica, con ricadute metabolicamente sfavorevoli.

«Il lavoro pubblicato su Nature - afferma Giorgio Sesti, Presidente Eletto della Società Italiana di Diabetologia - è molto importante e apre a nuove prospettive terapeutiche nel campo dell’intolleranza glucidica e del diabete nell’uomo. In particolare, apre il campo a interventi di tipo nutrizionale (selezione di antibiotici non iperglicemizzanti) e farmacologici (antibiotici intestinali per la selezione dei batteri ’giustì).

Il danno dei dolcificanti a livello del metabolismo è dovuto a una selezione sfavorevole dei batteri intestinali; questo farebbe supporre che, attraverso modificazioni dietetiche, impiego di probiotici e, in futuro, ricorso ad antibiotici intestinali sarà forse possibile prevenire il diabete, ma certamente non curarlo».

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