Il mal di testa, problema comune Ma è ancora troppo sottovalutato

Il mal di testa, problema comune
Ma è ancora troppo sottovalutato

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 47% delle persone abbia mal di testa almeno una volta all’anno e molti soffrono di cefalea così frequentemente da avere ripercussioni negative sulla vita lavorativa e sociale.

Tutti i segreti della cefalea? Ce li svela il dottor Fabrizio Fiacco, direttore della Unità operativa complessa di Neurologia e responsabile dell’Ambulatorio per la diagnosi e la cura delle Cefalee dell’età adulta e dell’età evolutiva della Asst Bergamo Est.

Da quanto tempo si occupa di cefalee?

«Me ne occupo da quando ho messo piede per la prima volta in un reparto di Neurologia, all’Università La Sapienza di Roma nel 1989, poco prima di laurearmi, e da allora non ho mai smesso. Assegnato dal mio direttore, il professor Agnoli, al gruppo delle cefalee, fui molto contento di occuparmi di un disturbo così comune e spesso così poco compreso».

Cosa intende?

«L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 47% delle persone abbia mal di testa almeno una volta all’anno e molti soffrono di cefalea così frequentemente da avere ripercussioni negative sulla vita lavorativa e sociale. Addirittura il 3-4% della popolazione generale soffre di cefalea cronica (più di 15 giorni al mese di cefalea) e la sola emicrania, la forma più comune di mal di testa ricorrente, è all’8° posto nella classifica delle patologie croniche disabilitanti. Uno studio europeo del 2012, l’Eurolight project, ha stimato che le cefalee hanno un costo annuale di 173 miliardi di euro tra i costi diretti sostenuti dai pazienti e dai servizi sanitari e quelli legati ad assenteismo e perdita di produttività. Ancora, le cefalee sono la prima causa di consumo di analgesici e una delle principali cause di accesso al Pronto Soccorso. Questi dati evidenziano un problema di enorme rilevanza clinica e sociale eppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che “solo la minoranza di chi soffre di una qualche forma di cefalea riceve una diagnosi appropriata e un trattamento corretto”. Da ciò si deduce l’importanza dei centri specialistici per le Cefalee».

Quanti tipi di mal di testa esistono?

«La classificazione internazionale delle cefalee conta circa 150 tipi di cefalee e nevralgie craniche suddivise in 14 capitoli. Ciò fa capire quanto sia importante avere degli specialisti che si occupino di queste malattie. Esistono due grandi raggruppamenti: le cefalee primarie e le cefalee secondarie, quelle in cui il mal di testa è sintomo di una malattia sottostante: un’emorragia, un tumore, un’infezione, disturbi metabolici, malattie infiammatorie sistemiche, eccetera. Le cefalee secondarie possono essere molto pericolose ma fortunatamente di tutti i “mal di testa” rappresentano una piccolissima percentuale e questo deve tranquillizzare i lettori. Nell’attività ambulatoriale e di Pronto Soccorso vediamo più di duemila casi all’anno: le forme secondarie si contano sulle dita delle mani».

Il problema rilevante è dunque rappresentato dalle cefalee primarie?

«L’emicrania nelle sue varianti e la cefalea di tipo tensivo che rappresentano insieme più del 90% delle forme osservate. L’emicrania, cefalea prevalentemente ma non solo femminile, è caratterizzata da un dolore spesso lateralizzato e pulsante, associato a nausea, vomito, fastidio per la luce, i rumori, gli odori e talvolta è invalidante e può durare anche alcuni giorni. La cefalea di tipo tensivo è quella che episodicamente sperimentiamo un po’ tutti e solitamente permette di continuare a lavorare, studiare o fare attività fisica. Non ha in genere fenomeni vegetativi di accompagnamento ed è percepita come un peso o una costrizione. Più rare sono quelle del gruppo delle Cefalee Autonomiche Trigeminali, di cui fa parte la Cefalea a grappolo: queste ultime sono cefalee dolorosissime, colpiscono sempre un unico lato del volto o del capo e provocano lacrimazione arrossamento di un occhio e altri disturbi vegetativi. Tra le cefalee primarie rientra la nevralgia del trigemino, la più frequente delle nevralgie craniche. Una delle forme più impegnative che affronta chi lavora in un Centro Cefalee è rappresentata dalla cefalea da abuso di analgesici. Si tratta molto spesso di una complicanza dell’emicrania e si sviluppa in soggetti che si curano solo con analgesici al bisogno. Quando la frequenza di mal di testa col tempo tende ad aumentare, aumenta anche il consumo di analgesici e in molti soggetti la cefalea si cronicizza divenendo pressochè quotidiana e molto difficile da curare».

Cosa si fa nella sua Unità Operativa?

« Abbiamo un’ampia offerta di attività ambulatoriale: due ambulatori a settimana per gli adulti (martedì e venerdì) e un ambulatorio dedicato all’età evolutiva (dai 5 anni in su) due volte al mese. Offriamo terapie farmacologiche standard e anche terapie avanzate come l’infiltrazione del Nervo Grande Occipitale nelle cefalee a grappolo o in emicranie resistenti ad altri approcci terapeutici. Siamo in fase di organizzazione per l’utilizzo della tossina botulinica per l’emicrania cronica, anche se, a dir la verità, siamo stati un po’ frenati dall’avvento degli anticorpi monoclonali che stanno dando dei risultati veramente notevoli senza effetti collaterali di rilievo e con una modalità di somministrazione agevole e molto più veloce rispetto a quella della tossina botulinica. Per i bambini, quando è il caso, mi avvalgo della collaborazione di professionisti esterni nel caso siano opportune terapie di tipo psicologico o mediate da strumenti quali il biofeedback: a quest’ultima metodica purtroppo, per carenza di tempo e di persone, almeno fino ad ora, non ci siamo potuti dedicare direttamente. Abbiamo tempi di attesa per le prime visite molto ragionevoli e ciò è testimoniato dal fatto che raccogliamo molte richieste fuori dal nostro normale bacino di utenza, anche fuori provincia».


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