Lunedì 04 Agosto 2014

Le ferite si rimarginano al contrario

Nelle prima fasi i margini si allontanano

Le ferite si rimarginano «al contrario»: in caso di tagli i primi movimenti prodotti dalle cellule vicine al danno è quello di «allontanamento» e non di chiusura dei margini come supposto finora.

A svelare i meccanismi della chiusura delle ferite sono stati ricercatori dell’Istituto di Bioingegneria della Catalogna in un lavoro pubblicato su Nature Physics grazie a uno speciale microscopio in grado di misurare le forze prodotte dalla cellule.

Quando ci si taglia, o più in generale si ha una ferita, il corpo attiva una serie di azioni che in breve tempo riparano il danno, prima fermando l’emorragia, poi chiudendo la ferita e infine ripristinando il tessuto originario. La rimarginazione delle ferite è un fenomeno caratteristico di praticamente tutti gli organismi pluricellulari e nonostante se ne conoscano molti dei meccanismi molecolari coinvolti altri sono ancora misteriosi.

Si ritiene che in caso di tagli, una delle prime azioni innescate dall’organismo è una sorta di movimento collettivo delle cellule vicine per andare a chiudere la ferita e la creazione di una sorta di «ponti» molecolari per fissare i lembi.

Analizzando il fenomeno con uno speciale microscopio capace di misurare le forze esercitate dalle singole cellule, i ricercatori hanno però scoperto che le prime forze che vengono attivate sono indirizzate esattamente all’opposto. Ossia in caso di taglio si generano nell’immediato delle forze che tendono ad allontanare i lembi. Questo, spiegano i ricercatori, avviene in modo da «richiamare» verso la ferita le cellule sottostanti e eliminare residui, solo successivamente intervengono spinte verso la rimarginazione.

La scoperta di questi meccanismi sconosciuti ha una sua importanza per il miglioramento dei trattamenti delle ferite e dei farmaci cicatrizzanti.

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