Lunedì 23 Dicembre 2013

Persi in 10 anni

20mila infermieri

Sempre meno infermieri in sanità

Gli effetti delle politiche di spending review nella sanità pubblica si sono abbattuti su tutto il personale, in particolare su quello infermieristico, ridotto di oltre 20 mila unità di personale tra 2001 e 2010.A dirlo è la ricerca Censis, “Costruire la buona sanità del futuro: l’upgrading delle professioni infermieristiche come risposta di qualità in sanità”, commissionata dall’Ipasvi (Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia).Nelle aziende ospedaliere, soprattutto, si registra una azione incisiva di disboscamento, che ha visto una riduzione del 32,1% degli infermieri nelle Regioni con Piano di rientro e del 26,8% nelle altre regioni. Mentre i medici sono diminuiti del 30,7% nelle regioni sottoposte a Piano e del 22% nelle altre. Si restringe lo spazio nel pubblico, ma muta la domanda si assistenza sanitaria, sempre più orientata alle cronicità.Di pari passo si aprono strade nel mercato delle prestazioni libero professionali infermieristiche, attività oggi svolta da 45.000 persone. Sono invece circa 3 milioni gli italiani, secondo l’indagine Censis-Ipasvi del 2012, che hanno fatto ricorso ad un infermiere pagando direttamente di tasca propria le prestazioni, continuative o una tantum, per un valore complessivo di oltre 850 milioni l’anno. D’altro canto, secondo l’Ipasvi, si tratta di un mercato che ha un notevole potenziale di crescita e che, attualmente, finisce per non soddisfare importanti segmenti di domanda, che si accontentano di risposte inappropriate, come quelle fornita da oltre 1 milione di badanti, cui è affidata l’assistenza a domicilio per un valore annuo di 8 miliardi di euro.Stretta tra tagli e nuove prospettive ancora in evoluzione, quella dell’infermiere resta comunque una professione molto amata: l’84,2% degli italiani afferma che, a un figlio, parente o amico che desiderasse iscriversi al corso di laurea in Scienze infermieristiche, consiglierebbe di farlo. Inoltre, sceglierlo come professione è per oltre il 76,6% degli italiani una scelta giusta per l’alto valore sociale della professione e per il 47% perché consente di trovare facilmente lavoro.(ANSA).

© riproduzione riservata