Se il tessuto adiposo  s’infiamma, la  dieta è inutile
Recuperare il giro vita non è sempre facile (Foto by Diana Polekhina on Unsplash)

Se il tessuto adiposo
s’infiamma, la dieta è inutile

In presenza di una lipoinfiammazione può capitare che risulti molto difficile dimagrire. Ne parliamo con la dottoressa Rachele Marcì, medico estetico di Smart Clinic.

Non riuscite a perdere peso nonostante i sacrifici e la costanza nel seguire la dieta? Potrebbe trattarsi di un problema di infiammazione e più nello specifico di un’infiammazione del tessuto adiposo. Il sovrappeso infatti favorisce la comparsa di stati infiammatori che a loro volta contribuiscono all’aumento di peso e dell’appetito e al rallentamento del metabolismo. Un circo vizioso da cui però si può uscire. «Spesso dietro a una reale difficoltà di dimagrire, in presenza di sovrappeso o obesità (malattia cronica che può avere gravi ripercussioni per la salute) può nascondersi un processo infiammatorio noto come lipoinfiammazione» osserva la dottoressa Rachele Marcì, medico estetico di Smart Clinic, innovativa struttura sanitaria del Gruppo San Donato all’interno di Oriocenter. «Il primo passo in questi casi, considerato che la causa più comune per l’infiammazione è un’alimentazione troppo ricca di zuccheri soprattutto raffinati e grassi saturi, è agire sull’alimentazione con protocolli dietetici specifici, da seguire sempre sotto stretto controllo medico. Importante è anche associare un’attività fisica regolare, efficace per aumentare il dispendio calorico e quindi dimagrire».

Rachele Marcì

Rachele Marcì

Dottoressa Marcì, ci può spiegare in cosa consiste e come incide sulla perdita di peso?
«La lipoinfiammazione è un processo infiammatorio del tessuto adiposo dovuto all’aumento del grasso corporeo, che innesca nelle cellule una reazione a catena caratterizzata da aumento di grasso, aumento di appetito, aumento dell’infiammazione cellulare, e provoca il recupero del peso perso e l’aumento del rischio cardiovascolare. Per questo, se si vuole perdere peso evitando di riacquistarlo con il cosiddetto effetto yo-yo, e ridurre il rischio cardiovascolare, la prima cosa da fare è interrompere l’infiammazione del tessuto adiposo».

E come è possibile farlo?
«Instaurando, attraverso un collaudato protocollo dietologico, uno stato di chetosi, meccanismo che non va confuso con la chetoacidosi, che permette di stare a dieta senza avvertire la fame e la fatica e perdere peso rapidamente e in salute. Lo stato di chetosi può essere raggiunto, sotto stretto e costante controllo medico, attraverso un programma alimentare con alimenti ricchi di proteine a elevato valore biologico, che riduce in modo ottimale l’apporto di carboidrati e grassi attivando una via metabolica fisiologica che sfrutta i depositi di grasso dell’organismo per produrre energia e, nel contempo, salvaguarda la massa muscolare. Questo tipo di regime alimentare, anche grazie alla contemporanea integrazione con gli Omega3 (acidi grassi essenziali con azione anti-infiammatoria), riduce la lipoinfiammazione».

Quanto dura questa dieta?
«La durata di questa dieta, così come di tutte le diete, dipende da molti fattori a partire dal peso e dalle condizioni cliniche iniziali. Questo tipo di regime alimentare permette comunque in genere di perdere peso in modo più veloce. In particolare il percorso si articola in due fasi: la prima fase di dimagrimento mira a raggiungere il peso forma stabilito attraverso una dieta chetogenica alla quale gradualmente, nel tempo, vengono aggiunti gli altri gruppi alimentari, ovvero grassi e carboidrati; la seconda fase invece è quella che inizia una volta raggiunto il peso che ci si era posti come target e serve per consolidare i risultati raggiunti e il nuovo stile di vita. Durante il percorso una graduale introduzione di adeguata attività fisica, nei modi e nei tempi consigliati dal medico, aiuterà a instaurare un nuovo e corretto stile di vita».

Tutti possono seguire questo tipo di una dieta o ci sono controindicazioni?
«Sarà il medico sulla base dell’anamnesi ed esami specifici a valutare per ogni persona la possibilità di aderire a questo protocollo».


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