Sorpresa da uno studio Usa
Gli obesi rischiano di meno

Essere obesi può portare a vivere di più, con meno rischi per il cuore. Chi è in forte sovrappeso, infatti, sembra essere meno soggetto a morire per problemi cardiaci rispetto a una persona estremamente magra. Il sorprendente risultato arriva da una ricerca della State University of New York.

Sorpresa da uno studio Usa Gli obesi rischiano di meno
«La cena», un dipinto di Fernando Botero

Essere obesi può portare a vivere di più, con meno rischi per il cuore. Chi è in forte sovrappeso, infatti, sembra essere meno soggetto a morire per problemi cardiaci rispetto a una persona estremamente magra. Il sorprendente risultato arriva da una ricerca della State University of New York, negli Usa, pubblicata sulla rivista Mayo Clinic Proceedings.

I ricercatori spiegano, in sostanza, che sebbene il peso eccessivo sia associato a livelli elevati di insulina e colesterolo e alla pressione alta, tutti fattori che predispongono a un maggiore rischio per il cuore, di fatto in una sorta di «paradosso dell’obesità» chi ha questo problema è meno soggetto al rischio di morire per un infarto o per altre malattie cardio-vascolari.

La conferma viene dalla revisione di 36 studi precedenti, che ha permesso di osservare come un indice di massa corporea che va da 30 a 35, che denota sovrappeso e obesità, sia associato con un tasso di mortalità del 27 per cento inferiore a quello di persone dal peso ritenuto normale (con un indice di massa corporea pari a 20).

A questo si aggiunge un rischio specifico per il cuore (infarto,malattie cardiache) maggiore di quasi 3 volte in chi ha un indice di massa corporea basso, inferiore a 20. Varie le spiegazioni ipotizzate: in primo luogo il ruolo dei farmaci per tenere a bada pressione alta e il colesterolo, che le persone obese si vedono prescrivere più frequentemente e in dosi maggiori e che creerebbero una sorta di «riserva metabolica» protettiva e poi il fatto stesso che il cuore è abituato a lavorare di più, visti i chili extra che solitamente gestisce.

«I nostri risultati non intendono minare la legittimità delle campagne anti-obesità fatte nell’interesse della salute pubblica» sottolinea però il dottor Abhishek Sharma, che ha condotto la ricerca.

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