Lunedì 31 Marzo 2014

Tbc «bomba»

mai disinnescata

Il batterio della Tbc

Una malattia spesso dimenticata, relegata in teoria al passato, ma che invece è tutt’altro che debellata e anzi rischia di tornare sempre più in auge spinta dalla sempre maggiore capacità di resistere ai farmaci. La tubercolosi, ricordano gli esperti nella giornata mondiale dedicata alla malattia, continua ad uccidere, e ne sono vittime ad esempio un milione di bambini e ragazzi l’anno che si ammalano nel mondo.

La stima, che raddoppia quelle dell’Oms nella fascia di età sotto i 15 anni, è della Harvard School of Public Health, e fa parte di una serie di articoli sull’argomento pubblicati in un numero speciale di Lancet. I ricercatori hanno passato in rassegna tutti database disponibili sulla malattia negli adulti, applicando dei metodi statistici per tenere conto del probabile tasso di sottostima che questi contengono. I valori per gli adulti sono stati poi applicati ai bambini, ottenendo un numero di casi sotto i 15 anni poco inferiore a un milione, di cui 32mila con la forma resistente agli antibiotici. «Queste stime - sottolinea Ted Cohen, l’autore principale - sono due volte maggiori di quelle dell’Oms, e tre volte superiori ai casi segnalati alle autorità sanitarie ogni anno».

Secondo lo studio il peso maggiore dell’epidemia nei bambini è in Asia, con 400mila casi, seguita dall’Africa con 280mila.

Ogni anno, afferma l’Oms, sono nove milioni i nuovi casi di cui circa 450mila nella forma resistente, che però viene curata correttamente solo nel 20% dei casi. Anche se la maggior parte del peso delle nuove diagnosi, nove milioni l’anno, si concentra in Asia e Africa, anche l’Europa non è immune dalla malattia, e anzi la situazione soprattutto nella parte orientale del continente suscita preoccupazioni. Nel 2012 sono stati segnalati 68.423 casi di tubercolosi nei 29 paesi dell’Unione Europea/Spazio Economico Europeo, pari a 13,5 casi ogni 100mila abitanti. Se i casi in assoluto sono in diminuzione, restano invece stabili quelli della forma resistente, i cui pazienti trovano un trattamento corretto solo nel 34% dei casi. Anche l’Italia non è immune dalla malattia, anche se con numeri ancora non preoccupanti. «Da noi ormai siamo stabili da diversi anni intorno ai 4500 casi - spiega Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità -. In Italia c’è la particolarità che si ammalano gli anziani italiani e i giovani stranieri, in proporzione circa del 50%. La forma resistente è in diminuzione da noi, e anche se la guardia resta alta per il momento il problema non ha dimensioni preoccupanti».

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In Italia l’incidenza della tubercolosi (Tbc) resta invariata, ma aumentano le forme farmaco-resistenti: «si tratta della malattia infettiva più diffusa al mondo eppure è tra le più sottovalutate. Nel nostro Paese il numero dei casi notificati ogni anno oscilla tra i 4 mila e i 5 mila, ma il problema della farmaco resistenza è cresciuto negli ultimi anni», precisano i pediatri dell’Ospedale Bambino Gesù, nella Giornata Mondiale della lotta alla Tubercolosi invitando a non abbassare la guardia. «L’incidenza della malattia è molto bassa - spiega Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive del Bambino Gesù - ma dal punto di vista della resistenza ai farmaci siamo saliti di un gradino: nel 2006 i casi resistenti alla terapia, sia tra gli adulti che tra i bambini, erano 129 e di questi 28 multiresistenti (cioè resistenti ai due dei più potenti farmaci antitubercolari) invece nel 2011 siamo arrivati a 390 resistenti di cui 81 multiresistenti. E’ vero che si tratta di numeri ’piccolì, ma in forte crescita». «Con le resistenze - dichiara la dottoressa Laura Lancella dell’Alta Specializzazione in Tubercolosi Pediatrica del Bambino Gesù - alcuni tra i farmaci più comunemente utilizzati finora perdono di gran lunga efficacia. Inoltre, prima si riteneva vi fosse un unico microbatterio, un solo germe da affrontare.

Adesso, invece, sappiamo che ce ne sono diversi e possiamo identificarli grazie alle nuove tecnologie. In Italia sono presenti laboratori in grado di individuare, con tecniche rapide, i ceppi di micobatteri resistenti alle usuali terapie antitubercolari così da approntare una cura mirata « «Tra 3 oppure 5 anni - prosegue Laura Lancella - di queste forme multi-resistenti ne avremo ancora di più ed ecco perché non dobbiamo abbassare la soglia dell’attenzione».

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Calano i casi di tubercolosi in Europa: nel 2012 ne sono stati segnalati il 6% in meno rispetto al 2011, confermando così il calo medio annuo del 5% dal 2008. Ancora lontano invece il successo nella lotta alle forme di tbc multi-restistenti ai farmaci. È quanto emerge dai dati pubblicati dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) e dall’Organizzazione mondiale della sanità per la Giornata mondiale della tubercolosi. Nel 2012 sono stati segnalati 68.423 casi di tubercolosi nei 29 paesi dell’Unione Europea/Spazio Economico Europeo, pari a 13,5 casi ogni 100mila abitanti. La maggioranza dei paesi europei segnala livelli molto bassi di tbc, pari a meno di 20 casi per 100mila abitanti, e in 19 Stati il numero di pazienti è diminuito. Nel complesso quindi, secondo il rapporto Ecdc-Omd, i paesi europei “sono stati, e sono tuttora, efficaci nella lotta contro la tubercolosi e hanno raggiunto l’obiettivo di una riduzione dei tassi in un periodo di cinque anni”, ma non gli obiettivi stabiliti per la forma multi-resistente. Qui le percentuali di successo del trattamento sono rimaste stabili, ma ad un livello molto basso: solo un paziente su tre (34%) finisce il trattamento con successo, mentre più della metà muore o si sottopone a un trattamento fallimentare o interrompe la terapia. Sette paesi su 21 hanno mantenuto, spiega l’Ecdc, una media di riduzione quinquennale dei tassi di notifica della tubercolosi multiresistente e un tasso di successo del trattamento ben al di sotto dell’obiettivo stabilito del 70%. “Se non siamo in grado di diagnosticare e curare i pazienti con la tbc multi-resistente - avverte Marc Sprenger, direttore Ecdc - in modo tempestivo e con successo, si mette a rischio la vita dei pazienti e si apre la strada alla XDR TB, ovvero la tbc estensivamente resistente ai farmaci”.

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