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La solidarietà è un pilastro della nostra comunità

Il sindaco di Scanzorosciate, Davide Casati, ripercorre i 40 giorni più tragici dell’emergenza sanitaria, sottolineando l’impegno dimostrato da moltissimi cittadini e imprenditori

Sono trascorsi ormai due anni dallo scoppio della pandemia. Cosa le è rimasto di quei giorni?

«Ricordo, come fosse ieri, le strade completamente vuote. In qualità di sindaco avevo la possibilità di girare per le vie e le piazze deserte, ma non mi sono mai sentito solo, perché dalle finestre e sui balconi si affacciavano tutti i miei concittadini, in cerca di certezze. Un’altra immagine che rimarrà indelebile nella mia memoria è la coda delle pompe funebri fuori dagli uffici comunali per le denunce di morte».

Come trascorrevano le sue giornate da sindaco?

«Ero a completa disposizione del mio paese, innanzitutto per dare parole di conforto a tutti coloro che mi telefonavano, a partire dai parenti dei tantissimi defunti. Mi sentivo molto spesso anche con Giovanni Licini, fondatore dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che mi chiedeva come poteva essere d’aiuto per la nostra comunità, oltre che per il resto della Bergamasca, facendo da raccordo con le strutture sanitarie. Sono state giornate frenetiche e drammatiche, tenendo presente che tutto si è concentrato in 40 giorni, tra marzo e i primi giorni di aprile. Purtroppo abbiamo perso tanti cittadini e anche numerosi ospiti della nostra casa di riposo».

Il Comune è insomma riuscito a stare vicino alla cittadinanza.

«Oltre alla presenza delle istituzioni, sono stati molto importanti i messaggi sui social network e le chiamate tramite il sistema informatico alle case di tutti, in modo da far sentire la voce del sindaco e la vicinanza dell’amministrazione comunale».

Nella drammaticità del momento abbiamo assistito ad un dispiegamento di forze per contrastare la pandemia.

«Anche a Scanzorosciate abbiamo attivato le reti di volontariato, che si sono rese subito rese disponibili. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, non siamo mai stati soli e tutti insieme, dai ragazzi agli anziani, abbiamo dato una mano alla nostra comunità».

Volontariato e generosità hanno aiutato ad uscire dall’emergenza.

«A Scanzo abbiamo la fortuna di avere tanti imprenditori generosi, oltre a Giovanni Licini, che è anche cittadino benemerito. Molte aziende hanno donato soldi che il Comune ha utilizzato per i servizi sociali o i dispositivi di protezione individuale, distribuiti nelle case di riposo, ai medici di base e in tutte le case. Nulla era scontato, ma tutta la comunità ha dimostrato che è possibile collaborare pensando soprattutto agli altri, donando loro un sorriso e tanta fiducia. Questo è ilv ero pilastro sul costruire la ripartenza».

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