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Le Due Torri C’é per il Sociale

Il centro commerciale di Stezzano è vicino alle associazioni del territorio con un progetto solidale. Il primo contributo è per lo Spazio Autismo di Bergamo, che da 22 anni si occupa di bambini e ragazzi

Le Due Torri C’é per il Sociale

Ha preso il via ufficialmente il progetto «Le Due Torri C’è per il Sociale». L’iniziativa del centro commerciale di Stezzano punta a riconoscere il lavoro delle associazioni benefiche sul territorio, proprio nell’anno del riconoscimento di Bergamo Capitale del Volontariato.

«Dalla nostra apertura, in 12 anni abbiamo conosciuto moltissime associazioni che operano nel sociale – commenta Roberto Speri, direttore de Le Due Torri -. Di conseguenza abbiamo deciso di costruire, in collaborazione con L’Eco di Bergamo, un progetto per la valorizzazione del loro operato, fornendo anche un contributo economico».

L’iniziativa, che oltre alla direzione del mall è stato realizzato con il contributo di Esselunga, Arcadia, AppetiTorri, MediaWorld e H&M, coinvolgerà dieci realtà virtuose della provincia di Bergamo, che verranno invitate al centro commerciale Le Due Torri e prenderanno poi parte ad una festa finale.

BergamoTv e L’Eco di Bergamo seguiranno il progetto, intervistando i protagonisti che operano per le associazioni della Bergamasca. Ogni martedì sera alle 20, in replica il sabato successivo alle 19,15, sul canale 15 di BergamoTv verrà trasmesso uno speciale condotto dalla presentatrice Micaela Carrara, mentre ogni giovedì sul nuovo sito de L’Eco di Bergamo verrà dato spazio alle realtà che operano sul territorio, che hanno come scopo l’interesse della collettività».

«Siamo molto soddisfatti per questo nuovo progetto – conclude Roberto Speri, direttore del centro commerciale Le Due Torri -, che riconosce il giusto merito e l’importanza del ruolo sociale delle associazioni all’interno della comunità. Il territorio bergamasco rappresenta infatti da sempre un esempio virtuoso nel mondo del volontariato».

La prima associazione coinvolta nel protetto è Spazio Autismo Bergamo, una realtà che da 22 anni si occupa di accogliere bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, rappresentando un punto di riferimento per le loro famiglie. Il centro si configura anche come centro di formazione per genitori, insegnanti ed educatori. Il personale della struttura porta avanti percorsi individualizzati per ogni singolo bambino o ragazzo e il coinvolgimento, oltre che della famiglia, anche della neuropsichiatria di riferimento, della scuola e degli enti territoriali.

«Siamo partiti nel 2000, quando l’autismo era ancora qualcosa di sconosciuto – commenta Tino Manzoni, presidente dell’associazione Spazio Autismo di Bergamo -. Da allora sono trascorsi 22 anni e siamo ancora qui, orgogliosi per quello che abbiamo fatto. Noi non ci poniamo limiti a quello che possiamo realizzare, anche perché l’unico nostro scopo è il sorriso dei nostri ragazzi: la soddisfazione più grande, in grado di ripagare tutta la fatica».

Al Centro Spazio Autismo arrivano le famiglie che hanno avuto la diagnosi di autismo per i loro figli. «Appresa la notizia, i genitori subiscono un comprensibile smarrimento – racconta Manzoni -. Il percorso non rappresenta certo una passeggiata, ma si deve dare a tutti i ragazzi la possibilità di avere una vita dignitosa. Il nostro è un luogo di speranza, dove viene deposto un seme da coltivare. Fra le tante attività proposte, abbiamo la sala della musica, che rappresenta l’esempio del lavoro che portiamo avanti, con tanti ragazzi che raggiungono un obiettivo. E’ la dimostrazione che si può osare con l’obiettivo della grande inclusione per far parte di un’orchestra».

Nello spazio autismo convogliano tante persone, educatrici che seguono nello specifico 140 bambini e ben 60 utenti che sono accompagnati dagli insegnanti di musica. E per il futuro c’è un sogno nel cassetto che si sta realizzando.

«Stiamo portando avanti il progetto di una residenza dove vivere la vita di tutti i giorni nel «dopo di noi» - conclude il presidente Tino Manzoni -. Il grande buco nero delle famiglie è poter vedere una prospettiva di vita per i loro figli che, partiti piccoli con questo percorso, hanno bisogno di un contesto che permetta loro di vivere indipendentemente dai genitori. La cascina a Carobbio degli Angeli riuscirebbe ad accogliere una decina di persone affette da autismo. Il nostro motto è mòla mìa mai».

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