Darwinismo sociale
dallo sport alla politica

Il darwinismo sociale consiste nell’idea che la lotta sostenuta da ciascun individuo per la sopravvivenza produca effetti benefici per la società nel suo complesso. Nell’Ottocento ci sono stati pensatori anglosassoni che utilizzarono la selezione naturale per giustificare prospettive a sostegno delle diffuse diseguaglianze: sopravvive e avanza il più adatto, mentre chi lo è meno è destinato a soccombere.

Sembra ispirarsi a questa concezione filosofica la scelta britannica all’origine dei recenti trionfi olimpici: finanziare chi vince o progredisce, togliere a chi ha fallito. A Rio la Gran Bretagna è stato il primo Paese della storia a migliorare nelle Olimpiadi successive il già eccellente risultato dei Giochi disputati in casa, quattro anni fa a Londra: allora 65 medaglie, oggi 67, ma con una delegazione ridottasi di un terzo perché nella capitale i britannici poterono contare sulla qualificazione automatica garantita ai concorrenti del Paese ospitante.

Ora il successo olimpico della Gran Bretagna diventerà addirittura il modello da seguire per il Regno Unito post-Brexit. Lo ha scritto il Sunday Times, rivelando come la nuova premier Theresa May stia pensando di applicare al Paese gli stessi principi che hanno reso grande lo sport britannico, con l’adozione di un sistema che pare dettato dal darwinismo sociale. Dopo le Olimpiadi di Atlanta del 1996, che videro i 300 atleti britannici raccogliere soltanto 15 medaglie, fu istituito un fondo, l’Uk Sport, costituito in gran parte dagli introiti della lotteria nazionale. All’inizio di ogni quadriennio olimpico, l’Uk Sport stabilisce quali e quanti finanziamenti debbano essere attribuiti a ciascuna federazione sportiva e quali siano gli obiettivi da raggiungere. Chi vince o migliora vede confermati o aumentati i suoi fondi, chi perde li vede ridotti o cancellati: l’obiettivo è finanziare solo l’eccellenza. E’ evidente il rovesciamento del principio olimpico di De Coubertin: qui l’importante è vincere, non partecipare.

D’altro canto, convinta che gli aiuti indiscriminati siano solo fonte di mediocrità generalizzata, la premier Theresa May, nel suo discorso programmatico alla conferenza del Partito conservatore in ottobre, spiegherà come la strategia olimpica sarà applicata anche in campo industriale: finanziando i settori che costituiscono le punte d’eccellenza dell’economia britannica e abbandonando al suo destino il resto, dato che i soldi dell’Unione europea, che tengono in piedi molte attività britanniche, sono destinati presto a scomparire. Una ricetta discutibile, ma utile in tempi in cui la coperta diventa sempre più corta per tutti.

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