Il turismo di massa
e la ricerca della felicità

Le città tornano alla normalità, dopo i giorni del rientro dalle vacanze, tra code in autostrada e resse negli aeroporti e sui treni. Secondo un’indagine Swg – Confesercenti, quest’estate è andato in vacanza il 69 per cento degli italiani, quasi 36 milioni di persone, contro il 60 del 2015.

La spesa totale è stata di 33 miliardi di euro, tre in più rispetto all’estate dell’anno scorso. Il 76 per cento degli italiani ha trascorso le ferie in Italia, prevalentemente al mare (60 per cento), mentre agosto resta il mese preferito (53 per cento), più per obbligo che per scelta. Quella per le vacanze è una vera e propria ossessione dell’uomo occidentale. Talvolta si ha addirittura l’impressione che ci sia chi escogiti qualche giorno in un posto qualsiasi, solo per poter rispondere alla fatidica domanda, dove sei andato in vacanza, al rientro al lavoro. In realtà l’individuo globalizzato, vivendo in condizioni di crescente fragilità relazionale e di insicurezza, cerca di realizzare il proprio desiderio di benessere nelle vacanze, che così sono rivestite di attese sproporzionate. Il sociologo bergamasco Paolo Corvo (<Turisti e felici?>, Vita e Pensiero) ha spiegato come ci sia uno stretto legame tra il fenomeno turistico e il desiderio di essere felici e come le nuove forme di turismo - ambientale, culturale, sostenibile - sembrino voler rispondere a questo bisogno, anche se la felicità è raggiungibile solo attraverso l’agire etico e solidale nei rapporti interpersonali e sociali.

L’uomo contemporaneo vive sempre come se fosse un turista, senza fermarsi per approfondire e riflettere e accontentandosi di piaceri immediati ed effimeri. Persone insoddisfatte aspettano per tutto l’anno il periodo delle vacanze, attribuendovi, più o meno consapevolmente, un significato di riconquista della creatività, della realizzazione di sé, dello sviluppo di relazioni autentiche. Nelle intenzioni dell’uomo medio le vacanze dovrebbero essere soprattutto un’occasione di recupero dell’identità perduta nel tempo lavorativo e in cui tutto deve funzionare alla perfezione e niente deve ricordare la grigia ferialità. La vacanza è mitizzata nel periodo dell’attesa, ma non sempre si rivela soddisfacente nell’esperienza concreta, anche per l’artificiosità dell’organizzazione turistica. Ciò può generare frustrazione e delusione, come dimostra il notevole aumento delle cause per danni psicologici da vacanza rovinata. Spesso si cerca lontano quello che si potrebbe trovare semplicemente nel proprio ambiente. Basta volerlo.

La via per raggiungere la felicità si può individuare sviluppando la capacità di fermare il continuo vagare, recuperando la forza di pensare e di amare compiutamente, trascendendo il tempo e lo spazio.

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