Petrolio da abbandonare Perché estrarne ancora?

Petrolio da abbandonare
Perché estrarne ancora?

Il referendum sulle trivellazioni per le estrazioni di gas e petrolio in mare non ha raggiunto il quorum. La consultazione non avrà, dunque, alcun effetto. A Parigi, però, nel dicembre scorso, 195 Paesi, tra cui l’Italia, hanno firmato un accordo per ridurre le emissioni inquinanti. Insomma, alla fine, se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di usare combustibili fossili.

È assurdo cercarne ancora, se a Parigi abbiamo assunto impegni precisi. Ci domandiamo, quindi, se esista oggi una politica energetica in Italia. Qualcuno si sta preoccupando del futuro del Paese in un settore così strategico? È ridicolo pensare che la risposta sia il petrolio della Basilicata, impantanato, tra l’altro, in un’inchiesta giudiziaria dalle conseguenze politiche. Bisognerebbe domandarsi, invece, perché l’Italia, che potrebbe essere un’avanguardia dello sviluppo sostenibile, sia la nazione d’Europa che negli ultimi cinque anni ha maggiormente disinvestito nelle fonti rinnovabili, eolico, solare, geotermico, distruggendo la metà dei posti di lavoro in un settore sul quale altri Paesi investono con decisione. La Spagna ha creato 100mila posti di lavoro nelle rinnovabili; la Germania addirittura 400mila, grazie anche alla spinta - udite, udite - delle case automobilistiche, che puntano sul boom delle auto elettriche. Nel Nord Europa si scelgono il solare e lo sviluppo del turismo: il Paese del sole che cosa fa?

Nell’ultimo secolo l’emissione di CO2, il gas che maggiormente altera il clima, si è moltiplicata in tutto il mondo per diciassette volte. Conosciamo il grido di Papa Francesco nell’enciclica «Laudato si’»: «Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti - specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas - deve essere sostituita progressivamente e senza indugio».

Meno nota è questa affermazione della Fondazione Rockfeller, gli ex baroni del petrolio: «Abbiamo deciso di disinvestire al più presto il nostro capitale dal carbone e, gradualmente, anche dagli altri combustibili fossili». È evidente come abbiano capito che nel futuro il business non verrà più da lì. L’unico modo per prevenire i disastri del clima e dei popoli è ridurre drasticamente e «senza indugio» il consumo di idrocarburi e accelerare il passo verso le energie rinnovabili. Come? Sia aumentando fortemente l’efficienza energetica, sia riducendo il livello materiale dei nostri stili di vita. Siamo pronti? Non c’è alternativa, se vogliamo che le prossime generazioni abbiano un futuro.


diego.colombo@eco.bg.it
Diego Colombo Giornalista

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