La piazza ti spiazza

Così l’Italia è tornata in piazza, ormai è un dato di fatto. Ogni venerdì c’è uno sciopero dei trasporti pubblici, ogni sabato un corteo come negli anni Settanta e il 5 dicembre arriva il blackout generale voluto da Camusso e Landini, ribattezzato maliziosamente lo «sciopero dell’Immacolata» per la curiosa concomitanza con l’inizio del lungo ponte di dicembre. La crisi ha portato i ceti più deboli allo stremo, il lavoro rimane una chimera lontana ed è comprensibile che la protesta di precari e disoccupati si concretizzi nelle piazze dove chi governa può ascoltare meglio il disagio di una società che si sfilaccia.

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Peraltro, il governo ha la necessità di ridurre l’enorme debito pubblico e varare nuove regole sul mercato del lavoro (più attrattive per i giovani e meno protettive per chi ha l’en plein di diritti) per provare a far ripartire il Paese con l’intento di scongiurare la sindrome greca. Chi pensa di cavalcare la piazza spesso viene scavalcato dalla piazza. Ed è questo il senso della nostra preoccupazione. Abbiamo visto i centri sociali (non disoccupati e precari) tentare di occupare l’Arcivescovado a Milano, aggredire le forze dell’ordine (che stanno a guardare fino a un certo punto) a Padova e farsi infiltrare allegramente dai primi Black bloc di stagione. Gente pericolosa, che individua i luoghi più caldi e confluisce da tutta Europa per mettere a ferro e fuoco il cosiddetto sistema capitalista. E a Roma abbiamo visto comparire gli skinheads, spuntare giubbotti neri in pelle e saluti fascisti. E abbiamo assistito all’assedio di un campo Rom, all’assalto di una sede di partito. Segnali preoccupanti, meglio coglierli adesso che piangere dopo. Se la sottovaluti, la piazza ti spiazza.

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