Ponentino
La macchina infernale non si ferma. Mentre Virginia Raggi (e il 70% dei romani) festeggia l’elezione, scattano le manette attorno ai polsi di due dirigenti del Comune di Roma per presunte tangenti negli appalti dei campi rom.
Lettura meno di un minuto.E sullo sfondo, come in quelle locandine dei film anni Settanta, fa capolino una funzionaria già condannata per Mafia capitale. La macchina tritatutto che imperversa nella capitale non ha requie e il compito primario della giovane avvocatessa Cinquestelle sarà quello di bucarle le gomme o il serbatoio del carburante. Impresa semplice quando, dall’opposizione, si chiede a gran voce che lo facciano altri ma un po’ più difficile quando si è chiamati in prima persona a farlo in barba al ponentino.
La sfida è affascinante e probabilmente decisiva per un movimento che finora s’era limitato a sottolineare le deviazioni e le storture della politica. E che, una volta chiamato a governare come a Parma e a Livorno, ha dovuto suo malgrado immergersi in un bagno di realismo. A Roma tutto ciò è esponenzialmente più grande. Sul sito «Romafaschifo.com» c’è una preoccupazione preventiva che somiglia a un mal di stomaco cronico: «La mafietta romanella sarà capace di farla fuori in quattro e quattr’otto. Sindacati famigliari, palazzinari, occupatori di professione, imboscati comunali, mutandari, cartellonari, antagonisti faranno comunella». Ieri su un autobus dell’Atac (la famigerata azienda trasporti con mezzo miliardo di deficit, la raccomandazione incorporata e lo sciopero sempre in canna) c’era la scritta luminosa «Welcome Raggi». Una mosca bianca o una mosca cocchiera?
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