Dai panni lana fino all’abito per un’idea made in Val Gandino

Dai panni lana fino all’abito
per un’idea made in Val Gandino

Solare e concreta, innamorata della sua Peia, e di un lavoro che ha una storia antica, processi di produzione che tornano a rivivere anche grazie alla sua moda. Aurora Bertocchi è stata scelta dai promotori del progetto «Lana ValGandino» per creare una capsule collection che coniuga tradizione e passione.

«La moda e i suoi sensi 2.0» è il nome del lavoro della stilista 36enne che ha per protagonista la lana della Val Gandino, in una valorizzazione di una terra che ha sempre vissuto di questa lavorazione, dei processi che da artigianali si sono fatti industriali, di un materiale pregiato e dalle alte potenzialità.

Aurora si è così tuffata in questo mondo: «Ho reinterpretato il panno lana con una visione stilistica e femminile e ho presentato il sogno e la visione della mia nuova avventura, la mia etichetta Stile Atelier, nata lo scorso maggio, che si è ben sposata con questo materiale». La storia stilistica di Aurora è un percorso che l’ha portata in giro per l’Europa per poi ritornare a casa, a Peia: «A 23 anni ero già responsabile dello studio di progettazione modellistica di un’azienda di Martinengo per cui ho lavorato per 12 anni, e per due anni sono stata consulente e designer per una realtà straniera che mi ha permesso di viaggiare e di conoscere realtà internazionali» spiega. Una formazione a 360 gradi che le ha dato lo stimolo di partire con Stile Atelier e di avventurarsi nei panni lana che la bergamasca ha lavorato con una tecnica completamente artigianale: «In questo caso la filiera è completamente locale, unisce competenze di altissimo livello e lavorazioni uniche a chilometro zero. Ne scaturiscono prodotti dall’elevato valore aggiunto, con un dna dal valore incalcolabile, perché nati da una filiera virtuosa e sostenibile».

Peia è il fulcro attorno al quale il progetto della lana della Val Gandino ha mosso i suoi primi passi, e non casualmente: qui è presente da secoli l’imbocco della «Via della Lana», un’antica mulattiera che ha consentito nei secoli il commercio dei pregiati panni lana prodotti in valle. «In Val Gandino c’erano e ci sono pascoli e pastori, ma anche competenze artigianali uniche legate al lavaggio, alla filatura, alla tintura, al finissaggio» spiega la stilista. Nel 1400 fra Peia e Gandino si dice c’erano più pecore che abitanti e il «panno bergamasco» indicava sin da allora una denominazione d’origine precisa e riconoscibile sui mercati.

Una capsule, quella di Aurora de «La moda e i suoi sensi 2.0», che ha visto la partecipazione di numerosi attori del territorio: «Grazie a Clemente Savoldelli, Maurizio Bertasa e Luisa Bosio, con filati lavorati dalla Manifattura Ariete, la Lafitex e il Lanificio Isaia Savoldelli, nonché la filatura I.T.B. dei fratelli Bosio di Peia». E poi ancora: «Massimo Belotti dello storico lanificio Torri Lana, così come Marco Pasini: il nonno aveva creato un marchio di mantelli per pastori, la sua famiglia ha tutelato questo mondo da generazioni – spiega ancor Aurora -. Io ho fatto mia tutta la filiera e sono poi partita da pezze di lana tessuta che ho fatto ammorbidire con un particolare trattamento e ho mantenuto i colori naturali, bianco e marrone chiaro».

Sono nati così una mantella chiusa sui fianchi realizzata con lana moretta, arricchita da rouches irregolari e da un berretto rifinito a mano; un ampio scialle, un cappellino con taglio vintage e un manicotto scaldamani tutto in lana bianca mentre i toni mélange della lana mista non tinta hanno permesso di valorizzare un caban doppiopetto a tre diverse allacciature. Pezzi di lana che in passato erano la base delle famose coperte della zona o mantelli per pastori che ora sono diventati capispalla e accessori moda: «Un orgoglio per me far parte di questo progetto e di conseguenza della storia della mia terra, a cui sono profondamente legata. Un progetto che spiega il valore delle nostre radici e la fermezza a non arrendersi». Tanto che questa linea proseguirà, mentre Aurora va avanti con la sua etichetta Stile Atelier: «C’è il mio estro personale, la manualità artigianale e sartoriale e nuovi orizzonti creativi. Per me lavorare come fashion designer significa render reale un concetto, un’idea, un pezzo unico che genera emozione in chi crea e in chi indossa. Io realizzo pezzi unici e su misura: ciò è il vero pregio e valore». Utilizzando seta, lana e cotoni, fibre innovative come il bamboo, e celebrando la donna attraverso modelli che hanno sempre uno sguardo femminile, tra romanticismo ad eleganza.

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