Lucio Vanotti debutta a Milano - foto
Da Armani la 1a sfilata del bergamasco

Ha sfilato sabato 16 gennaio al teatro Armani di Milano: il bergamasco Lucio Vanotti in passerella per la prima volta.

Lucio Vanotti debutta a Milano - foto Da Armani la 1a sfilata del bergamasco

Da ragazzo seguiva le evoluzioni della moda di Giorgio Armani, appassionato dalla sua estetica rigorosa e minimalista, incuriosito dal suo approccio imprenditoriale. Ora Lucio Vanotti, stilista 40enne originario di Berbenno, è stato scelto proprio dal re della moda milanese come talento emergente: il 16 gennaio ha sfilato negli spazi dell’Armani Teatro durante Milano Moda Uomo.

Un progetto, quello di Armani, alla sua undicesima edizione: ogni anno lo stilista sceglie un nome del panorama moda italiano, una nuova etichetta espressione di talento, lasciandogli i riflettori di via Bergognone.

Quest’anno quel nome è bergamasco ed è già sinonimo d’imprenditorialità e made in Italy. Vanotti, originario di Berbenno dove la famiglia gestiva un albergo e un ristorante, ha frequentato il liceo Artistico di Bergamo per poi approdare alla Marangoni di Milano. «Ho subito capito che il design e la moda con l’arte erano il mio futuro. Da qui la scelta di una formazione specialistica con esperienze in studi stilistici. Ma ben presto ho realizzato che volevo intraprendere una strada personale, con la libertà di creare e di scegliere il mio stile, da designer indipendente». Scelta che lo porta, nel 2002, a soli 27 anni, ad avviare una sua griffe, February, per poi nel 2012 «spingere sulle mie radici e sul made in Italy con un’etichetta che avesse il mio nome».

Nasce così Lucio Vanotti, un progetto stilistico e imprenditoriale che oggi conta su una solida rete commerciale: esportato soprattutto in Oriente, tra Giappone, Corea e Cina, è espressione di una moda rigorosa, comoda e quotidiana. «Linee geometriche che piacciono a Est, le mie collezioni sono nei principali department store dell’Asia, ma anche in boutique di ricerca di tutta Italia». Con una produzione made in Italy: «Il mio brand è sostenuto da un imprenditore del mondo tessile milanese e ora la produzione di una parte della collezione avviene proprio in Bergamasca, nella zona di San Pellegrino, ma mi avvalgo della specializzazione e dell’artigianalità di laboratori di tutta Italia: penso al Veneto per la maglieria e alla Toscana per le calzature».

Ora l’esperienza della passerella con abiti all’insegna del razionalismo e della malinconia come ricerca estetica del bello. Lucio Vanotti purifica e sottrae, guarda al mondo militare, carpendone la semplicità funzionale, la rinuncia al superfluo, il rigore.

Le linee hanno la purezza cruda, accentuata dalle righe orizzontali che percorrono giacche, maglie, pantaloni e camicie. I capi sono ridotti all’essenza archetipa: suit sartoriali svuotati e alleggeriti, tracksuit gessati, completi pijama e cappotti vestaglia. Asciutti i materiali: panno di lana, spigati, velluto 100 righe, cotoni garzati, felpa nei toni del bianco e nero, navy con tocchi di salvia, kaki ed ecrù.

E il talento di Vanotti è già noto nel settore: nel 2012 ha partecipato a Who Is On Next Uomo e ora è anche docente di Collezione allo Ied di Milano. Tutto questo mentre prosegue lo sviluppo della sua etichetta, con uno stile essenziale, caratterizzato dalla precisione dei tagli, in un’estetica più da designer che da stilista, in cui le forme e le scelte non sono condizionate dai continui cambiamenti della moda. «Voglio riportare la persona al centro di tutto, vorrei che non ci si vestisse per gli altri, ma per se stessi». Orgoglioso di «aver trovato la mia strada, da solo con la mia testa, con la fortuna di poter creare in libertà, raggiungendo anche velocemente i traguardi che mi sono prefissato».

E lo Spazio Armani è un bel traguardo: «Sono una persona molto fiduciosa e amo quello che faccio». Non dimenticando le origini: «Mi riconosco nel rigore bergamasco, in quel modo di fare e di essere pragmatico. E non dimentico i codici estetici che mi porto negli occhi da sempre: penso alla pulizia delle forme delle baite della mia valle e il grigio della pietra con cui sono costruite. Tonalità che uso moltissimo anche nelle mie collezioni».

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