Intervista all’esperto Pasini: «La crisi climatica problema prioritario»

L’appello «Chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro». L’appello della Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana è accorato. Ne parliamo con Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr e docente di Fisica del clima all’Università Roma Tre, uno dei primi cinque firmatari.

«Chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro». L’appello della Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana è accorato. Ne parliamo con Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr e docente di Fisica del clima all’Università Roma Tre, uno dei primi cinque firmatari.

Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana. Ne parliamo con Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr

Gli altri primi firmatari sono Carlo Barbante, Cnr e Università Ca’ Foscari di Venezia, Carlo Carraro, Ca’ Foscari, Antonio Navarra, Università di Bologna e presidente del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, Riccardo Valentini, Università della Tuscia e presidente della Società italiana per le scienze del clima, da cui l’iniziativa è nata. Seguono i sette autori italiani dell’ultimo rapporto dell’Ipcc, il forum scientifico dell’Onu sul cambiamento climatico, e altri nomi illustri, tra cui Roberto Buizza, Filippo Giorgi, il climatologo italiano più citato sulle riviste internazionali, Massimo Tavoni. Sul sito della Sisc la lettera è aperta alle firme di tutta la comunità scientifica italiana. Una petizione su Change.org ha già raccolto 100mila adesioni in meno di una settimana.

Siccità, ondate di calore, fusione dei ghiacciai, tempeste. Ci spieghi come sia tutto connesso con il riscaldamento globale di origine antropica.

«Sono diverse facce della stessa medaglia. Le ondate di calore e la siccità perché l’anticiclone delle Azzorre è sostituito da quelli africani, espansi verso nord a causa delle nostre emissioni. Si inoltrano nel Mediterraneo e colpiscono l’Italia. Il caldo forte fa sì che d’inverno la neve cada a quote sempre maggiori, i ghiacciai non vengano ricoperti, le propaggini più basse fondano più rapidamente perché la luce solare ha la possibilità di farle liquefare alla superficie: quest’acqua si infiltra tra la roccia e la lingua di ghiaccio, così che questa può crollare, com’è accaduto alla Marmolada. L’altra faccia della medaglia è quella delle precipitazioni intense, violente, delle grandinate forti, quando gli anticicloni si ritirano. È il contrario del riscaldamento globale? No, perché sono dovute agli anticicloni che lasciano terreno e mare molto caldi: lo sono a tal punto, quando arrivano correnti fresche, da fornire calore ed energia all’atmosfera, innescando alluvioni lampo, grandinate pazzesche e così via. Il quadro è coerente, anche se molti percepiscono questi fenomeni come diversi l’uno dall’altro. Sono due facce della stessa medaglia».

«Ondate di calore e siccità, precipitazioni intense e forti grandinate sono le due facce del riscaldamento globale»

È tutto estremo.

«Sì, perché una volta il clima del Mediterraneo era più mite, ora si estremizza. Poi può succedere che anche d’inverno arrivi la sciabolata artica di aria molto fredda, che porta neve in pianura. L’Artico si sta riscaldando più della media globale: la differenza di temperatura con le medie latitudini diminuisce. I getti d’aria molto forti che girano intorno al Circolo polare artico da ovest a est restavano confinati lassù quando c’era una differenza termica maggiore. Adesso si sono indeboliti, oscillano, scendono verso sud: sembra un fenomeno inverso ma è dovuto al riscaldamento globale».

«Il clima del Mediterraneo era più mite, ora si estremizza. Anche l’aria molto fredda d’inverno dovuta al riscaldamento globale»

Quali sono le principali conseguenze nel nostro territorio?

«Il clima che cambia porta danni a tutto, a cominciare dall’agricoltura, come vediamo ora in Pianura Padana ma non solo. La salute nelle città è a rischio durante le ondate di calore: la mortalità di luglio è stata molto elevata, anche se rispetto alla precedente estate di caldo record, quella del 2003, siamo più protetti, ci sono molti più condizionatori, piani delle Asl nelle grandi città per tutelare gli anziani, gli asmatici, i cardiopatici, in generale i fragili. Poi ci sono già scioperi perché non si può lavorare sopra i 35 gradi. Per l’economia sono tutte perdite. Dobbiamo adattarci, perché ci terremo questi fenomeni anche in futuro: non si può tornare indietro. Il target della comunità scientifica è un grado e mezzo sopra la temperatura pre-industriale: siamo già a più 1,1-1,2, in Italia il doppio, 2,2, e quindi dobbiamo difenderci, ma non in maniera emergenziale. Noi abbiano una protezione civile bravissima nelle emergenze. Il problema è a monte».

«Il clima che cambia porta danni a tutto, dall’agricoltura alla salute, all’economia. Dobbiamo pensare all’adattamento»

«Bisogna prepararsi a contrastare la siccità d’estate almeno dall’inverno prima, pensando agli invasi, alla rete colabrodo, all’agricoltura che non deve più irrigare a pioggia ma a goccia. Le città sono estremamente fragili non solo rispetto alle ondate di calore ma anche agli eventi estremi, con le strade che diventano come fiumi in piena. L’urbanistica deve pensare più aree verdi che possano assorbire l’acqua e mitigare la temperatura. Dobbiamo gestire l’inevitabile ed evitare l’ingestibile, come avverte Filippo Giorgi. Si arriva all’ingestibile negli scenari “business as usual” (sviluppo senza taglio delle emissioni, ndr): se i ghiacciai alpini perdono il 90-95 per cento del volume, significa che le risorse idriche del nord Italia sono perse. Desalinizziamo il mare? Con quali costi energetici?».

«Bisogna prepararsi a contrastare la siccità d’estate almeno dall’inverno prima, pensando agli invasi e alla rete colabrodo»

L’accumulo di emissioni di anidride carbonica in atmosfera, dovuto alle attività antropiche, è inequivocabilmente all’origine dell’aumento delle temperature e dei conseguenti cambiamenti climatici.

«Sì, perché l’anidride carbonica in sovrappiù in atmosfera intrappola l’energia dei raggi infrarossi in uscita dalla terra. Il pianeta ha come una coperta che lo tiene caldo. I modelli di clima considerano anche le variazioni dell’energia dal sole, le polveri vulcaniche, la sottrazione di assorbimento d’anidride carbonica con la deforestazione, l’uso eccessivo in agricoltura di fertilizzanti azotati, in atmosfera come protossido di azoto con un potere riscaldante di circa 250 volte superiore a quello dell’anidride carbonica . I modelli di clima sono in grado di ricostruire la temperatura media globale nel passato e mostrano che, se gli influssi umani fossero rimasti fermi al 1850, dagli anni Sessanta sarebbe stata quasi costante e non in ascesa fortissima come da allora in poi. Indizio molto forte della responsabilità del riscaldamento globale recente: viene dai gas serra e dalla deforestazione».

«I modelli di clima mostrano che la responsabilità del riscaldamento globale è dei gas serra e della deforestazione»

Perché la politica, ma anche il giornalismo e la cultura, faticano a considerare la crisi climatica come problema prioritario?

«Sicuramente ci sono grossi interessi: ci sono colleghi che hanno scritto libri sull’azione delle lobby fossili. Poi ci sono anche considerazioni di visione del mondo. Cartesio divideva la realtà in res cogitans e res extensa. Res cogitans è l’uomo con la sua trascendenza mentale sulla res extensa, la materia inerte, manipolabile a suo piacimento. Il concetto persiste nell’idea dello sviluppo tecnologico illimitato. La stessa teoria economica parla di crescita infinita».

«Sicuramente ci sono grossi interessi: ci sono colleghi che hanno scritto libri sull’azione delle lobby fossili»

Un’assurdità, come ammoniva già il Club di Roma cinquant’anni fa nel rapporto «I limiti alla crescita».

«C’è questa visione del mondo. Dall’altro lato c’è chi avverte come non possiamo segare il ramo su cui siamo seduti, con una visione molto più sistemica, di complessità: siamo tutti intercorrelati. L’esempio massimo è quello di Papa Francesco con la Laudato si’, che ricorda come i gemiti della terra siano i gemiti dell’uomo, in particolare dei più poveri. C’è la questione della disuguaglianza: chi ha minore responsabilità del cambiamento climatico ne soffre gli impatti peggiori. Mi piace citare James Lovelock, appena morto a 103 anni nel giorno del suo compleanno: la sua ipotesi di Gaia è sempre più vicina al pensiero degli scienziati dei sistemi complessi e del clima, perché siamo tutti interconnessi e dobbiamo armonizzare le relazioni tra l’uomo e la natura. Un discorso difficile quando le esigenze sono stringenti: per far capire la situazione, servono di più i disastri degli ultimi tempi».

«Da un lato la teoria della crescita infinita, dall’altro la visione di cui l’esempio massimo è Papa Francesco con la Laudato si’»

Che cosa ci aspetta? La tendenza è chiara, ma questo anno è particolarmente eccezionale.

«La variabilità climatica fa sì che un anno sia molto diverso da quello precedente. Questo anno è un estremo di quello che vedremo. A noi climatologi preoccupa la tendenza. Bisogna guardare quanto gli ultimi trent’anni siano più caldi dei precedenti trenta. La tendenza osservativa all’aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi estremi è netta. L’evidenza modellistica di come comprendiamo il sistema lo è altrettanto. Se continuiamo così, non potrà che peggiorare. Un’estate come questa fra trenta o cinquant’anni potrebbe diventare la normalità. Anzi, ci saranno anche estati un po’ più calde».

«Se continuiamo così, non potrà che peggiorare. Un’estate come questa potrebbe diventare la normalità. Anche un po’ più calda»

La lettera degli scienziati: «L’Italia più colpita»

La scienza del clima ci mostra da tempo che l’Italia, inserita nel contesto di un hot spot climatico come il Mediterraneo, risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica e dei loro effetti, non solo sul territorio e gli ecosistemi, ma anche sull’uomo e sulla società, relativamente al suo benessere, alla sua sicurezza, alla sua salute e alle sue attività produttive.

«L’Italia risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica»

Il riscaldamento eccessivo, le fortissime perturbazioni al ciclo dell’acqua e altri fenomeni meteo-climatici vanno ad impattare su territori fragili e creano danni a vari livelli, influenzando fortemente e negativamente anche le attività economiche e la vita sociale. Stime assodate mostrano come nel futuro l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo economico e causerà danni rilevanti a città, imprese, produzioni agricole, infrastrutture.

«Stime assodate mostrano come nel futuro l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo»

Per un grado di riscaldamento globale in più rispetto al presente, ad esempio, si avranno mediamente su scala globale un aumento del 100% della frequenza di ondate di calore e tra il 30 e il 40% di aumento della frequenza di inondazioni e siccità, con una conseguente diminuzione del benessere e del prodotto interno lordo. Nel Mediterraneo e in Italia, poi, la situazione potrebbe essere anche più critica, in quanto, ad esempio, si hanno già chiare evidenze di aumenti di ondate di calore e siccità, di ritiro dei ghiacciai alpini, di aumento delle ondate di calore marine e, in parte, di aumento degli eventi estremi di precipitazione.

«Aumento della frequenza di ondate di calore, inondazioni e siccità, con una conseguente diminuzione del benessere»

In questo contesto, ci appare urgente porre questo problema in cima all’agenda politica. E oggi, l’avvicinamento alle prossime elezioni diventa l’occasione per farlo concretamente. Chiediamo dunque con forza ai partiti politici di considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile negli anni a venire; questo dato di realtà risulta oggi imprescindibile, se vogliono davvero proporre una loro visione futura della società con delle possibilità di successo.

«Chiediamo con forza ai partiti politici di considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile»

In particolare, nella situazione attuale appare urgente porre in essere azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti a ondate di calore, siccità, eventi estremi di precipitazione, innalzamento del livello del mare e fenomeni bruschi di varia natura; azioni che non seguano una logica emergenziale ma di pianificazione e programmazione strutturale.

«Porre in essere azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti a ondate di calore, siccità, eventi estremi»

A causa dell’inerzia del clima, i fenomeni che vediamo oggi saranno inevitabili anche in futuro, e dunque dobbiamo gestirli con la messa in sicurezza dei territori e delle attività produttive, investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del Pnrr. Allo stesso tempo, dobbiamo anche fare in modo che la situazione non si aggravi ulteriormente e diventi di fatto ingestibile, come avverrebbe negli scenari climatici peggiori. Per questo dobbiamo spingere fortemente sulla riduzione delle nostre emissioni di gas serra, decarbonizzando e rendendo circolare la nostra economia, accelerando il percorso verso una vera transizione energetica ed ecologica.

«Investire con decisione e celerità le risorse del Pnrr e spingere fortemente sulla riduzione delle nostre emissioni di gas serra»

Come scienziati del clima siamo pronti a fornire il nostro contributo per elaborare soluzioni e azioni concrete che siano scientificamente fondate, praticabili ed efficaci, ma chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro.

«Chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro»

Ci auguriamo dunque elaborazioni di programmi politici approfonditi su questi temi e una pronta azione del prossimo governo per la lotta alla crisi climatica e ai suoi impatti.

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