La grave eredità del Covid-19 «Danni a cuore e polmoni»
Il follow up dei pazienti è stato organizzato alla Fiera di Bergamo

La grave eredità del Covid-19
«Danni a cuore e polmoni»

Indagare gli effetti del coronavirus sul corpo umano è fondamentale per capire come affrontare la Covid-19 nel modo più efficace. Tradotto: salvare vite.

Ecco perché i riflettori del mondo scientifico sono puntati sull’ospedale Papa Giovanni XXIII. Fin dalle prime fasi dell’emergenza i dati raccolti e archiviati dai medici sono serviti per fare luce su una malattia sconosciuta. In quelle settimane sono stati compresi molti «comportamenti» del virus: come si insinua nel nostro corpo, quali organi colpisce e con quale intensità. Se qui l’ondata è arrivata all’improvviso, e non si è potuto far altro che tentare di arginarla, grazie agli studi bergamaschi è stato possibile evitare il peggio là dove il contagio non si era ancora propagato.

Tra le tante indagini che verranno pubblicate prossimi mesi, una delle più attese dagli scienziati di tutto il mondo è la ricerca coordinata da Marco Rizzi, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. A inizio giugno nei padiglioni della fiera di Bergamo è iniziato il «follow up» su 2.172 pazienti che sono stati ricoverati negli ultimi mesi e ora sono a casa. Guariti dalla malattia, ma non sani. Perché le conseguenze che il virus lascia nel corpo umano sono serie e in molti casi possono essere anche permanenti. L’ennesima conferma che non siamo di fronte a una semplice influenza.

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Isaia Invernizzi

Giornalista professionista, lavora a L’Eco di Bergamo dal 2016. Redattore della cronaca cittadina dal marzo 2019 dopo tre anni in redazione web. Amante dei dati in tutte le loro forme.

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