Resta vedova, 4 figli e un altro in arrivo
Levate si mobilita per darle una mano

Tanti enti e associazioni vicine a mamma Habiba. A fine agosto il marito è morto per leucemia fulminante. Già 5 mila risposte all’appello del Club Amici Atalanta.

Per loro si sta mobilitando un intero paese: quello di Levate. Le mamme del gruppo classe, la società di calcio nel quale gioca il più piccolo dei figli, gli alpini, la Caritas parrocchiale, il club amici dell’Atalanta che quando c’è da dare una mano non si tira mai indietro. Ognuno come può perchè «la tragedia che ha colpito la famiglia Bara nelle settimane scorse – usando le parole del sindaco Maickol Duzioni – non può lasciare indifferenti». Il 30 agosto scorso Boukare Bara è morto in ospedale a Bergamo: 45 anni, originario del Burkina Faso, abitava a Levate da oltre una decina d’anni con la famiglia. Ha lasciato quattro figli, il più grande appena maggiorenne e il più piccolo di 9 anni, e la moglie Habiba che in grembo da quasi sette mesi porta il loro quinto bambino.

Colpa di una leucemia fulminante che se l’è portato via in poche settimane. È stato ricoverato in ospedale tra aprile e maggio scorso: scartata subito la possibilità che si trattasse di Covid-19, è arrivata la diagnosi impietosa: appunto leucemia. Boukare aveva cominciato le cure, era già stata fissata un’operazione di trapianto di midollo osseo – i figli più grandi erano infatti risultati compatibili con la donazione – ma non c’è n’è stato il tempo: Boukare si è spento prima.

Faceva l’operaio e il manovale: «Un gran lavoratore – raccontano a Levate – che lavorava anche la notte, oppure sui turni. Non si è mai lamentato, passava da contratto in contratto, di lavoro in lavoro, ma non l’abbiamo mai visto a casa per più di tre giorni di fila. Al corso di italiano per stranieri che aveva frequentato con la moglie negli anni scorsi una volta si era anche addormentato in classe, scusandosi perchè era la terza notte di fila che non dormiva». A Boukare mancava solo una firma per ottenere la cittadinanza italiana.

La moglie, Habiba, l’aveva sposato in Burkina Faso e poi l’aveva raggiunto in Italia dopo qualche anno. Impiegata saltuariamente per brevi periodi come addetta alle pulizie in alberghi o negozi, con il lockdown è rimasta disoccupata e ora aspetta il quinto figlio. Perfettamente integrata nella comunità, persona solare e con un sorriso da trentadue denti che spuntava ogni volta che la si incontrava in paese, era la prima a fermarsi all’uscita da scuola a parlare con tutti, compresi i nonni o gli anziani: per farli felici aveva imparato anche qualche frase in dialetto bergamasco.

Ora la famiglia, senza il papà, è in difficoltà. E a Levate hanno deciso di non abbandonarla. Nelle ultime settimane tante sono infatti state le persone, gli enti e le associazioni che si sono mobilitate per dare una mano. Gesti di generosità che, grazie al passaparola soprattutto dei tifosi atalantini di Levate, sono arrivati anche oltre i confini della provincia. Qualche esempio? La sezione alpini del paese ha deciso di occuparsi della spesa per la famiglia per qualche settimana, la Caritas di Levate e i Servizi sociali del Comune hanno preso in carico mamma e figli, le mamme dei compagni di scuola del figlio più piccolo hanno organizzato una piccola donazione di classe, la squadra di calcio dove militano i ragazzi ha coperto la spesa per la stagione sportiva di quest’anno.

Tra questi spicca il Club Amici dell’Atalanta di Levate, che sta organizzando delle iniziative di beneficenza (raccolta fondi e sottoscrizione a premi) a favore della famiglia Bara: al loro appello, in meno di due settimane, hanno risposto qualcosa come 5.000 persone: «Tutto questo ci ha lasciato a bocca aperta – spiegano –: non ce lo aspettavamo. Per esempio, ci ha contattato un amico collezionista di maglie da calcio che abita a Brescia per dirci che vuol regalare al più piccolo, che è un tifoso di Cristiano Ronaldo da sempre, la maglietta autografata del suo campione preferito. Oppure gli amici del club di Boccaleone e, ancora, gli alpini di Grumello del Piano per chiederci cosa potevano fare, insistendo nel donare alcuni buoni spesa dell’Esselunga alla famiglia. L’obiettivo è quello di dare prima di tutto un aiuto concreto: con quattro figli e con un quinto in arrivo e con la mamma senza lavoro e che per diversi mesi non potrà cercarlo, per la famiglia saranno momenti difficili. Ma vogliamo dare anche un segnale di speranza alla signora e ai suoi bambini: in questo buio c’è una luce, in questo momento tragico non siete soli».

© RIPRODUZIONE RISERVATA