Tamponi, chiuso hub privato a Curno: per l’Ats «non ha i requisiti»

Tamponi, chiuso hub privato a Curno: per l’Ats «non ha i requisiti»

Ats Bergamo ha sospeso l’attività al centro tamponi «Neolalia» di Curno, una struttura privata che non avrebbe avuto i requisiti necessari a svolgere il servizio. Un’utente: «Io allibita, chi risultava positivo gioiva». Su Telegram: non ci fanno paura, è una battaglia sul controllo delle persone.

Ats Bergamo ha sospeso l’attività al centro tamponi «Neolalia» di Curno, una struttura privata che non avrebbe avuto i requisiti necessari a svolgere il servizio. Lo stesso centro lo ha comunicato ai propri utenti via Telegram: «Oggi siamo stati costretti a non erogare l’attività tamponi ai nostri associati, in quanto Ats ci ha verbalizzato che non ci sono i prerequisiti “strutturali”. Ci hanno verbalizzato di non erogare tamponi, pur non comminandoci nessuna sanzione». Si tratta di un’associazione vicina al mondo No vax (agli associati il carnet di 10 tamponi viene fatto pagare 100 euro, mentre 12 euro è il costo di un singolo tampone), perlomeno stando sempre a quanto emerge dal proprio canale Telegram – che ha poco meno di 2.300 iscritti –, dove viene precisato: «Sappiamo che è una battaglia sul controllo delle persone (sudditi), che sia sanitaria, fiscale o altro. Non ci faremo intimidire e soprattutto stiamo trovando altri metodi per aiutarvi».

Emblematico quanto riferito da una lettrice, che ha incrociato l’attività di «Neolalia» (tra l’altro termine psichiatrico che indica una prevalenza patologica di neologismi nel linguaggio) nei giorni scorsi: «Dopo dieci giorni di quarantena per il contatto con un positivo, necessitavo di un tampone rapido per poter uscire dalla quarantena ma, non riuscendo a trovare un posto nelle farmacie di zona, dove i No vax hanno prenotato vaccini ogni due giorni intasando il canale delle farmacie, mi è stato indicato un hub a Curno accessibile senza prenotazione. Mi reco con i miei figli, faccio un’ora di fila perché chi ha il carnet ha la precedenza. All’interno dell’hub rimango sconvolta: il nome “Neolalia” è scritto su un pezzo di cartone, non c’è alcun arredo, alcuna divisione tra positivi e non e tra persone in quarantena e non». Prosegue il racconto: «La ragazza di fianco a me riceve l’esito positivo del tampone ed esulta e salta di gioia perché finalmente potrà avere un Super Green pass per sei mesi senza vaccino. Senza parole e stanca, ottengo un tampone positivo. L’addetta mi chiede se non sono felice. Le rispondo seccamente di no: devo andare a lavoro e sono ferma da dieci giorni. Ma mi ribatte con un sorriso, dicendomi che c’è gente che pagherebbe per avere l’esito del tampone positivo». L’utente definisce la «situazione davvero al limite dell’incredibile. Nel centro nessuno indossava divise o mascherine in maniera adeguata». Il centro «Neolalia» su Telegram precisa che «tutto quello che è stato fatto è stato fatto correttamente, visto che migliaia di nostri utenti hanno potuto lavorare grazie al Green pass fatto da noi. Proseguiremo le attività di back office per garantire le procedure di inizio e fine quarantena». E, ancora: «Stiamo lavorando giorno e notte per permettere a chi ha avuto un tampone positivo di avere le carte in regola per il Super Green pass».

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