Trote e coregoni specie non nostrane? «Nelle acque lombarde dall’Unità d’Italia»

Il ministero della Transizione ecologica li considera dannosi: no all’immissione da agosto. L’assessore regionale Rolfi: «Scelta che provoca enormi danni all’indotto». Un incontro a Milano.

Un convegno per dire no alle decisioni prese dal ministero della Transizione ecologica sul divieto di semina, nei fiumi e nel laghi lombardi, di specie considerate alloctone (esotiche, non locali) come trote fario, iridee, salmerini alpini e lavarelli o coregoni. Il divieto in Lombardia è di fatto operativo da agosto, dopo l’accoglimento dell’esposto presentato dal Wwf ai Carabinieri forestali che chiedeva di vietare l’immissione di queste specie, peraltro presenti da secoli nelle nostre acque.

Questa mattina le sigle della pesca e i cosiddetti «portatori d’interesse» saranno protagonisti al convegno nazionale in piazza Città di Lombardia a Milano, un incontro al quale sarà presente anche l’assessore all’Agricoltura, con delega anche alla Pesca, Fabio Rolfi. «Considerare alloctoni il lavarello e la trota, presenti nelle acque lombarde da secoli, significa avere una visione ideologica controproducente e anacronistica – spiega Rolfi –. In Lombardia operano 150 imprese della pesca professionale e praticano la pesca sportiva più di 70mila persone. Migliaia di persone che per passione vivono i territori, acquistano attrezzature, vanno nei ristoranti, dormono negli alberghi e che generano un indotto da 14 milioni. La vendita del coregone vale 4 milioni all’anno in Lombardia e l’intera filiera legata al prelievo, compresa la ristorazione, genera un valore di oltre 10 milioni. Chi ristora le imprese? Parliamo di un pesce presente in Lombardia dal 1861, anno dell’Unità d’Italia».

La trota, aggiunge l’assessore, «addirittura da quattro secoli. E il ministero della Transizione ecologica li considera dannosi? Una visione fuori dalla realtà. Regione Lombardia ovviamente si è mossa immediatamente. Il decreto dà la possibilità di chiedere delle deroghe. Abbiamo elaborato studi scientifici e documenti tecnici e abbiamo chiesto subito la deroga per il lavarello e il riconoscimento dell’autoctonia per la trota. I tempi però si dilatano mettendo a rischio la produzione di quest’anno. La sensazione è che i funzionari del ministero non abbiano la percezione della portata della loro decisione».

L’obiettivo del convegno è quello di produrre un documento unitario per poter arrivare al risultato sperato, fare cambiare idea al ministro e dare una boccata d’ossigeno a un settore che rischi di essere compromesso irrimediabilmente. «Si tratta – ha dichiarato la Federazione italiana Pesca e Attività subacquee – di scelte per nulla condivise dalle Amministrazioni locali e regionali, con l’ultima bocciatura della Conferenza delle Regioni riunitasi il 29 ottobre scorso a Mazara del Vallo, né dalle principali associazioni di categoria, salvo alcune sigle rappresentative di un ambientalismo fine a se stesso o di altri soggetti privatistici portatori di specifici interessi economici indiretti. Scelte lacunose anche riguardo agli aspetti tecnici e scientifici chiamati a giustificarne le fondamenta teoriche, mancando un reale contraddittorio che tenga conto della complessità degli interessi che convergono attorno al tema della gestione delle risorse ittiche nelle acque interne».

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