I nomi di Draghi e Casini
ci sono, ma Montecitorio
resta nella nebbia

La situazione è ancora confusa ma qualcosa si sta muovendo. Non che ci si aspettasse un risultato alla prima votazione, e probabilmente neanche alla seconda e neanche alla terza, ma le ore che ci separano dal momento in cui, al quarto scrutinio, sarà necessaria una maggioranza più bassa per eleggere il Capo dello Stato potrebbero far emergere quell’accordo politico che ancora manca. Manca perché per avere Draghi presidente occorre dare garanzie a tutti sul nuovo governo e sulla durata della legislatura. Altrimenti i nodi non si sciolgono. Da quello che si sa, finora il presidente del Consiglio si era rifiutato di avviare una trattativa con i partiti sul «dopo», alimentando così dubbi, sospetti e contrarietà.

I nomi di Draghi e Casini ci sono, ma Montecitorio resta nella nebbia

Ieri pomeriggio, mentre era in corso la prima chiama, si è saputo invece che l’inquilino di Palazzo Chigi aveva avuto colloqui con Salvini (di persona) e con Enrico Letta (al telefono) e sicuramente con qualcun altro di cui non si sa nulla. Quindi si è come materializzata, finalmente, nell’agone quirinalizio, anche la figura di Mario Draghi rimasta finora in una posizione di altera superiorità, cosa che ha irritato moltissimo i partiti. Di cosa si è parlato in questi colloqui? Non si sa, però Salvini e Letta assicurano che un dialogo si è avviato. Neanche il tempo di rallegrarsi nei talk show in onda nel pomeriggio, che in serata è arrivata la doccia fredda del leader leghista che è tornato a parlare della imminente presentazione della «rosa di nomi del centrodestra unito». Come dire, la candidatura di Draghi ha fatto due passi in avanti e uno indietro.

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