Il coraggio del Papa
Le sfide dell’islam

Nessuno sapeva e nessuno nemmeno sospettava. La «Dichiarazione» a doppia firma del Papa e del Grande imam Ahamad Al-Tayyib, capo della più importante istituzione religiosa sunnita, cioè l’università islamica del Cairo Al-Azhar, segna una svolta storica non solo nei rapporti tra cattolici e musulmani, ma all’interno dello stesso mondo islamico. È una sfida lanciata all’apocalisse, a chi continua a soffiare sul fuoco dello scontro di civiltà, ai movimenti identitari neo crociati da una parte e dall’altra, ai nazionalismi dell’odio, ai network politici e religiosi che strumentalizzano le coscienze per annunciare ognuno una propria terra promessa.

È una «Dichiarazione» altamente drammatica, perché drammatico è il contesto. Papa Francesco e il Grande imam Al-Tayyib lo sanno bene e il testo ha il sapore di una sorta di dichiarazione finale per evitare la catastrofe generale. L’appello a leggerla e diffonderla in ogni dove, a studiarla nelle scuole e nelle università ben riassume l’intenzione di smontare la fascinazione che oggi ha assunto la narrativa dell’ultima edizione dello scontro di civiltà, quella che corre sul web e mina le relazioni tra persone e popoli, che porta verso il precipizio della resa dei conti tra chi detiene il potere dell’economia e si arroga anche quello di possedere la chiave dei diritti, di ogni diritto umano, per stravolgerlo e adattarlo alla propria arbitrarietà.

È una «Dichiarazione» molto coraggiosa. Resterà un segno nella storia dell’umanità, perché supera e sbaraglia ogni registro diplomatico compreso quello delle forme classiche del dialogo interreligioso. I due leader religiosi se ne sono assunti tutti i rischi. Ci sono frasi che non ammettono mediazioni e che impegnano come mai era stato fatto prima. La parole sui diritti delle donne e la messa al bando di tutto ciò che umilia la loro dignità insieme all’impegno per modificare le leggi in questa materia non autorizzano a nessun conflitto di interpretazione e il Grande imam sa bene che per averle firmate si è assunto una responsabilità tremenda nei confronti dei suoi. La stessa cosa vale per il concetto di cittadinanza. Spariscono le mezze misure, si sgretolano certezze che finora hanno governato la storia di cristiani e musulmani, immunità e sicurezze. I cristiani che abitano nelle terre dell’islam non solo non devono considerarsi minoranza e dunque chiedere protezione, ma cittadini. E l’islam così li deve considerare. L’autocritica è comune nel testo della Dichiarazione co-firmata, perché ogni dignità vale per quello che è e non perché è protetta da altri come in una gabbia.

La Dichiarazione piccona interpretazioni e certezze, smonta l’indifferenza con cui islam e cristianesimo hanno guardato ognuno per la propria parte a questioni di cruciale importanza scendendo a patti per evitare il rigorismo da una parte, l’eccessiva indulgenza dall’altra, come nel caso della differenza tra libertà di culto e libertà religiosa. Disarticola anche rappresentazioni false come quelle circa il terrorismo, che ha molte facce e molte madri, dall’interpretazione errate dei testi religiosi, alla povertà e all’ingiustizia e si sviluppa per via delle armi e del sostegno anche mediatico alle sue giustificazioni.

È una «Dichiarazione» storica perché ardita, audace, in qualche passaggio, soprattutto per l’islam, temeraria e spericolata. Al-Tayyib rischia molto, perché le sue idee non sono patrimonio di tutti nel mondo islamico variegato e contrapposto. La strada che ha deciso di percorrere insieme a Bergoglio è stretta più per lui che per il Papa. Ma insieme hanno deciso di bandire anche le sfumature che oggi impediscono «la smilitarizzazione del cuore dell’uomo».

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