Il monito di Mattarella: il Covid non è vinto

«Dopo oltre due anni e mezzo di pandemia non possiamo ancora proclamare la vittoria finale sul Covid. Dobbiamo ancora far uso di responsabilità e precauzione». Le parole pronunciate ieri dal presidente Sergio Mattarella stridono con le prime decisioni del neo ministro della Salute, Orazio Schillaci. Il monito del capo dello Stato non è mai diretto ma è certamente un’indicazione, una bussola per tutti, a cominciare dal successore di Roberto Speranza, soprattutto quando afferma che, «la Sanità pubblica ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse». Sta scritto nella Costituzione.

Dunque preoccupa l’annuncio che è in via di definizione un provvedimento che consentirà il reintegro anticipato in servizio del personale sanitario che era stato sollevato dall’incarico perché si era rifiutato di effettuare i vaccini. Il ministro ci fa sapere che «serve inoltre un provvedimento per risolvere il contenzioso delle aziende sanitarie e ospedaliere con operatori no vax sospesi». È dunque questo il primo segnale di discontinuità del governo in materia di sanità pubblica? Che significato dare al provvedimento del neoministro della Salute? Dobbiamo considerarlo come un gesto di distensione, una sorta di amnistia pacificatrice per placare gli animi e metterci il passato definitivamente alle spalle, dopo anni di polemiche venefiche e di esasperazioni di piazza? O si tratta di una strizzatina d’occhio di un esecutivo di destra ai no vax per tenersene buono il consenso? Nel secondo caso sarebbe intollerabile.

Quello di reintegrare in servizio il personale sanitario no vax non è l’unico provvedimento che lascia perplessi. Una nota del ministero informa che «in nome del ritorno alla normalità» verrà abolita la pubblicazione giornaliera dei dati relativi alla diffusione dell’epidemia, ai ricoveri e ai decessi, che sarà ora reso noto con cadenza settimanale. Ma non è nascondendo il termometro, o permettere di misurare la temperatura ogni settimana anziché tutti i giorni, che un medico guarisce un paziente da un’influenza o da una polmonite. Anche in questi casi si vorrebbe eliminare il dito che indica la Luna. Il bollettino in questi durissimi anni di pandemia è servito a sensibilizzare tutti noi, a far sì che un Paese si rendesse conto della gravità della situazione. Non è mai una bella cosa per un esecutivo, nascondere all’opinione pubblica delle notizie. La «normalità» si acquista dopo aver debellato il virus, non nascondendo sotto il tappeto i morti e i contagiati. Quello si fa nei Paesi retti da un dittatore o da un autocrate, non in una democrazia occidentale matura e moderna come l’Italia.

Ma c’è di più. Il ministro invita medici e infermieri a valutare l’obbligo di mascherina «sulla base dei rischi, reparto per reparto, a tutela dei fragili». Altra decisione che lascia perplessi. Che succede se in una Rsa si diffonde un cluster o un’epidemia perché il direttore ha deciso di togliere le mascherine? Chi ne è responsabile?

Tutto questo rischia di offuscare l’impegno degli scienziati per debellare la pandemia, il rispetto per le oltre 140mila vittime di Covid che il Paese ha subito, l’impegno, la dedizione e il sacrificio, spesso a prezzo della vita, di migliaia e migliaia di personale medico e paramedico che ha lottato in questi anni sul fronte del Covid. Poiché, per concludere con le parole del capo dello Stato, «senza l’ammirevole impegno della scienza per individuare i vaccini, scoperti e prodotti in tempi record, anche grazie alle scoperte realizzate nella lotta contro il cancro, oggi saremmo costretti a contare molte migliaia di morti in più. Se oggi possiamo, nella gran parte dei casi, affrontare il Covid, come se si trattasse di un’influenza poco insidiosa, è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione; dalla grande adesione alla vaccinazione, dovuta all’ammirevole senso di responsabilità della quasi totalità dei nostri concittadini, sollecitati a farvi ricorso dalla consapevolezza di salvaguardare, in tal modo, la salute propria e quella degli altri».

Nel frattempo attendiamo le prime decisioni del Governo in grado di alleviare le fatiche degli italiani sul piano dell’occupazione, della lotta all’inflazione, della crisi energetica, delle bollette della luce e del gas. Graziare gli obiettori no vax e togliere le mascherine non è un buon inizio, o quanto meno non è il miglior segnale di discontinuità, anche se non costa nulla, a differenza degli altri provvedimenti menzionati.

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