Il trapianto nasce dal dono e non dall’interesse. Non si pensi all’eutanasia

ITALIA. In Spagna la legge permette, a chi chiede la morte assistita, di poter donare gli organi. Una prassi che potrebbe aprire a un mercato che ha come target proprio le persone che vogliono terminare la propria vita.

Il piccolo Domenico morto perché il cuore a lui destinato era lesionato. Carme una signora spagnola, a cui è stato trapiantato parte del viso di una donna deceduta per eutanasia. Due vicende che apparentemente non hanno nulla in comune se non il «dono». Sì perché per aiutare Domenico qualcuno aveva donato il cuore. Come prevede la legge italiana la donazione deve essere volontaria, gratuita e anonima. Il prelievo può avvenire da vivente (come per il rene, parte del fegato, il midollo osseo) o da cadavere (cuore, pancreas o tutto il fegato). Il rischio più grande è il rigetto, che grazie ai farmaci può essere controllato, ma va corso solo se ci sono buone probabilità di successo. I trapianti sono legittimati dal principio di solidarietà che unisce gli umani, per cui ci si può privare di un organo o donarlo dopo la morte per aiutare chi è in grave necessità.

Dal punto di vista morale al danno fisico provocato nel donatore, deve corrispondere un miglioramento della qualità della vita del ricevente. Non ha quindi senso prelevare un rene da un soggetto sano, per trapiantarlo in un anziano cardiopatico. I progressi della medicina rigenerativa, le cellule staminali, la possibilità di creare organi bioartificiali, fanno sperare di avere in futuro un numero sufficiente di organi per aiutare tutti. Purtroppo ad oggi si hanno notizie di persone indigenti che offrono i loro organi a mercanti senza scrupoli.

In Spagna

In Spagna la legge permette, a chi chiede la morte assistita, di poter donare gli organi, questo avvantaggia i medici che possono effettuare test di compatibilità quando il soggetto è ancora in vita. Questa prassi però potrebbe aprire a un mercato di tessuti e organi che ha come target proprio le persone che vogliono terminare la propria vita. Si potrebbe arrivare anche a dare un incentivo economico incoraggiando a morire anzitempo. Ma concentriamoci sul gesto di questa donna, che avendo deciso di morire, dona il viso e il naso a una sconosciuta, affinché «possa ritrovare la propria espressività». Si è parlato di «gesto d’altruismo senza precedenti».

Se si inserisce il suicidio assisto o l’eutanasia nel sistema sanitario, si finisce per strumentalizzare un dramma umano e si va a esercitare una pressione sui più fragili

Normalmente nei trapianti c’è indipendenza tra fatto negativo (la morte) e uso positivo (il trapianto). Però, in questo caso, la morte è in rapporto diretto con il trapianto e il corpo del suicida diventa una fonte di organi. Il fine, anche se positivo, non può giustificare un mezzo in sé negativo. Impressiona infatti come gli stessi medici possano prima compiere un atto eutanasico e grazie a questo un intervento terapeutico. In Italia non deve esserci alcuna relazione tra l’équipe medica che cura un morente, potenziale donatore, e l’équipe che esegue il trapianto.

Il dono, una relazione

Quando un dono è un dono? Il dono non è mai solo una «cosa», è una relazione, dove la ragione del dono è il bene dell’altro. Il dono intreccia il desiderio di dare e la reciprocità, per cui il vero oggetto del dono è la bontà del legame che si crea tra gli umani. Rispettoso di quello «spirito di bene» che pervade le relazioni sociali. Diversamente il dono si piega alla logica dell’interesse che poi porta a non rispettare l’altro. L’utilizzo dei suicidi a scopo di trapianto può essere un modo per far apparire, in fondo, una cosa «buona» anche l’eutanasia. Per renderla più accettabile agli occhi dell’opinione pubblica.

Se si inserisce il suicidio assisto o l’eutanasia nel sistema sanitario, si finisce per strumentalizzare un dramma umano e si va a esercitare una pressione sui più fragili, che anziché essere curati e accompagnati nelle loro malattie, vengono spinti a sentirsi un peso, un costo. Perché un dono resti un dono, deve sempre essere un segno d’amore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA