Il viaggio in Canada, la lezione del Papa rivolta a tutto il mondo

Il commento Ha parlato al Canada oppure ha parlato a tutto il mondo? Il viaggio di Papa Francesco capovolge la prospettiva di una missione solo per chiedere perdono di un’ingiustizia e della negazione dell’identità dei popoli indigeni perseguita con accanimento dai colonizzatori bianchi ed europei con la collaborazione delle Chiese cristiane. Jorge Mario Bergoglio aveva annunciato un «pellegrinaggio penitenziale» e lo ha fatto. Ma le sue parole hanno avuto un perimetro ben più largo del Canada e costringono quindi ad una riflessione altrettanto larga e ad un atteggiamento penitenziale che supera i confini del Nord America.

Francesco è stato ferito, lui e insieme tutta la Chiesa cattolica, dalle politiche di assimilazione, ai cui i cattolici hanno gagliardamente contribuito, che derubavano l’identità alle persone, tagliavano radici, facevano sparire grammatiche e semantiche culturali e spirituali, in nome, ha detto all’inizio, «di un’educazione cattolica che si supponeva cristiana». Ha ripetuto più volte che si è trattato di pratiche incompatibili con il Vangelo e se ne è assunto la responsabilità. Ha avuto coraggio. Ma poi ha fatto un passo avanti, perché altrimenti tutto sarebbe rimasto relegato ad una missione locale e al politicamente corretto, secondo cui un Papa non si azzardi ad inquietare coscienze laiche e cristiane in contesti più ampi e complessi.

In gioco c’è la riconciliazione tra i cristiani e i «segni dei tempi», che non è affatto un cedimento al mondo come alcuni detrattori di Francesco sostengono e come avvenne già con Papa Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II, ma è il frutto dell’irrigidimento dei cristiani

In gioco c’è la riconciliazione tra i cristiani e i «segni dei tempi», che non è affatto un cedimento al mondo come alcuni detrattori di Francesco sostengono e come avvenne già con Papa Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II, ma è il frutto dell’irrigidimento dei cristiani nel modello di una cristianità tutta d’un pezzo, superiore a qualsiasi altra istanza, e che dunque discrimina, impone o nel migliore dei casi persuade. Quando il Papa ha allargato il ragionamento sulla colonizzazione «ideologica» altrettanto deprecabile e sulla pratica sempre più diffusa di riscrivere la storia per depotenziare barbari del passato e sdoganare le drammatiche ipocrisie di nuovi eroi identitari, è scattata l’operazione oblio e il viaggio è stato relegato nel racconto dei buoni sentimenti, nel resoconto di una Papa che fa mea culpa, degli indiani che danzano per la pioggia, proteggono le foreste, gli regalano le piume di grande capo.

Guarda in faccia le persone, ascolta le loro storie, tiene conto del contesto, si lascia penetrare dalla storia e non tende a cancellarla. A Quebec City davanti alle autorità politiche, ai capi delle tribù indiane e ai diplomatici ha usato un’espressione sfuggita a molti: «Mistica dell’insieme»

Francesco invece ha osato chiedere non solo alla Chiesa, ma all’intero mondo di mettersi in ascolto dei «segni dei tempi», quelli dove la Storia insegna come si fa ad evitare ingiustizie, vergogne, dolori. Lo sguardo di Bergoglio è diverso. In Canada ne ha dato prova ulteriore. Guarda in faccia le persone, ascolta le loro storie, tiene conto del contesto, si lascia penetrare dalla storia e non tende a cancellarla. A Quebec City davanti alle autorità politiche, ai capi delle tribù indiane e ai diplomatici ha usato un’espressione sfuggita a molti: «Mistica dell’insieme». È quello che oggi manca, che abbiamo perduto lasciandoci soggiogare dal contrappunto dei giudizi negativi o, ha aggiunto Bergoglio, da «inutili nostalgie».

Purtroppo anche nella Chiesa, quando la fede viene utilizzata per difendere identità e non per allargare fratellanze. Sguardo negativo, lo ha definito Francesco

È la logica delle convenienze del mondo che lo divide in buoni e cattivi, che fa dell’aggressività la cifra delle relazioni, che impedisce le riconciliazioni a casa, tra gli Stati, tra i popoli. È accaduto nella storia del Canada, accade ancora ogni giorno. Purtroppo anche nella Chiesa, quando la fede viene utilizzata per difendere identità e non per allargare fratellanze. Sguardo negativo, lo ha definito Francesco. Poi c’è lo sguardo «che discerne», niente affatto ingenuo, come molti credono, l’unico che può mettere al riparo da prospettive sbagliate, perché osserva e ascolta i segni dei tempi, bussole di Dio affidate agli uomini.

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