In questa prova non serve disfattismo
Angela Merkel

In questa prova
non serve disfattismo

Diciamo no al disfattismo. Chi ci governa ha le sue colpe ma al punto in cui siamo il nostro primo nemico è il pessimismo. La pandemia si espande a ritmi che forse si potevano evitare o comunque ridurre. Ma questa estate ben pochi erano saggi. Si è scatenata un «toppa liberi tutti» che aveva molto di infantile e si poteva anche capire dopo mesi di chiusure e di angosce. Ci sarebbe voluto un Churchill per ammonire e indurre non alla rinuncia ma alla ragione. Non moriva la gioventù vacanziera e nemmeno i parvenu alla Briatore se si fosse avuto il coraggio di dire: niente assembramenti di massa. Ma un capo che dice attenzione ci aspettano «Blood, swear and tears» (sangue, sudore e lacrime) in Europa non c’è. Basta guardare i numeri dei contagi in Francia per capire che la grandeur agognata dai vicini si sta realizzando sì ma nell’incapacità di contenere il virus.

Il Belgio che ospita la capitale dell’Ue ed è sede della Commissione Europea ha il più alto indice di contagi in rapporto alla popolazione. La pandemia mette a nudo i punti deboli dei singoli Stati: la leggerezza e prosopopea dei francesi, la divisione politica dei belgi divisi fra Valloni e Fiamminghi sino ad arrivare al prode Boris Johnson, che anziché indicare ai suoi connazionali le insidie del nemico avanzante, lo banalizza e rivendica l’immunità di gruppo. Colui che sedette sulla sua sedia di primo ministro negli anni Quaranta gli avrebbe insegnato che in una battaglia il primo errore è sottovalutare l’avversario. Questo per dire che anche un grande popolo come il britannico non si sottrae al male del secolo, che non è, si badi il Covid-19, ma la superficialità, la disabitudine alla lotta e al sacrificio e quindi la tentazione a bagatellizzare tutto.

Il virus, è vero, può colpire tutti, ma la stragrande maggioranza o è asintomatica o ha disturbi lievi e comunque superabili. Ha un indice di mortalità che si esprime nella diffusione massiccia. Se il tracciamento è inadeguato non si riesce a controllare lo sviluppo, aumentano i casi e quindi proporzionalmente anche i morti. L’Italia (e la Bergamasca) l’ha sperimentato sulla propria pelle e gli altri Paesi avrebbero dovuto imparare le lezioni.

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