La lotta alla mafia
compito per tutti

Se saremo Capaci di non limitarci ad un ossequio formale, datato 23 maggio, e di evitare l’ipocrisia di un omaggio forzato e per ciò stesso sterile; di essere consapevoli che l’unico, vero segno di riconoscenza verso i martiri della lotta alla mafia consiste nel fare propri i valori di chi l’ha sfidato senza remore, affinché fosse restituita a tutti la possibilità di vivere senza paura in una società giusta; se saremo Capaci di prendere ad esempio il coraggio e la tenacia di chi si è opposto alle mafie, al malaffare diffuso, al malcostume, pagando per questo con la propria vita; di tenere in vita, attraverso i nostri comportamenti, i valori per i quali essi sono caduti; se saremo Capaci di rispettare le leggi, nella consapevolezza che soltanto così potremo realmente legittimare i nostri diritti di cittadini; di sentirsi consci della necessità che ognuno senta l’obbligo morale di pagare le tasse e di prendersi l’onere di far capire a coloro che non le pagano quanto ciò sia contrario all’etica civile.

Se saremo Capaci di concepire il diritto non soltanto come somma dei nostri diritti, ma anche (e soprattutto) come assunzione dei nostri doveri, affinché il «Diritto» venga vissuto come regola di comportamento obbligatorio in una democrazia, nella quale la libertà di ognuno è strettamente collegata a quella degli altri; se saremo Capaci di non soggiacere al fascino oscuro del denaro facile e mal guadagnato; di resistere alle lusinghe dell’affare redditizio ma poco pulito; di non ricorrere alla ricerca del favore illecito che pretenderà sempre di essere restituito con gli interessi; se saremo Capaci di opporci, anche da soli, con fermezza e rigore ad un’ingiustizia, da chiunque e contro chiunque venga commessa; di non tacere (girando la faccia) se si è testimoni di un reato; se saremo Capaci di comportarci da persone oneste senza per questo sentirci degli eroi; di inculcare nelle giovani generazioni il culto degli ideali di rispetto, solidarietà, eguaglianza, che sono alla base del nostro patto costituzionale.

Se saremo stati Capaci di farlo, anche solamente in parte, vorrà dire che effettivamente non avremo dimenticato coloro che hanno pagato il prezzo di non essersi piegati alle mafie e al malaffare e che avremo saputo seguire la strada da loro tracciata, diventando anche soltanto semplici testimoni della loro grandezza. In definitiva, che saremo stati «capaci» di dare un senso al loro sacrificio. In tal modo il giorno della ricorrenza della strage a Capaci, nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la scorta, non sarà soltanto un giorno solenne da ricordare, ma diventerà un modello per la nostra coscienza, uno stile di comportamento, una bussola che ci guiderà nella vita quotidiana, nei rapporti con gli altri, nel nostro lavoro, nell’insegnamento che diamo e che riceviamo nelle nostre famiglie. Perché non tutti possono avere la tempra e il coraggio di Falcone, di Paolo Borsellino, di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Peppino Impastato e di tutti gli altri martiri della guerra infinita contro la delinquenza. Ma dobbiamo essere consapevoli che a ciascuno di noi è rimesso il compito di sentirsi, e di essere, un granello nella distesa immensa della sabbia di una spiaggia assolata.

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