Le magie di Conte
per evitare il tracollo

L’improvvisa impennata del numero dei contagiati in Italia, ben oltre la soglia «psicologica» dei 2.000 casi, mette il sistema in allarme: il Governo in realtà se lo aspettava da tempo, il ministro della Salute Speranza lo faceva filtrare ai giornali con sempre maggiore insistenza come per preparare l’opinione pubblica ad una nuova stretta. E si ritrova innanzitutto qui la motivazione della proroga dei «pieni poteri» al Governo previsti col Dpcm senza vaglio parlamentare. Il tentativo di Conte è di evitare un nuovo lockdown e di riuscire, mantenendo le misure di sicurezza, a far funzionare il Paese, sia pure a ritmo ridotto. È questa, nell’agenda di Palazzo Chigi, la priorità assoluta: fare in modo che la seconda ondata della pandemia non significhi anche la desertificazione delle attività produttive. Da questo punto di vista le misure che si stanno studiando alla presidenza del Consiglio, al ministero della Salute, al Cts e nelle Regioni si raccorda fatalmente con il lavoro del ministero del Tesoro sulla nuova legge finanziaria e di bilancio che cercherà di supportare il sistema produttivo e la rete di assistenza sociale.

Le magie di Conte     per evitare il tracollo
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Stiamo parlando di una manovra di circa 38 miliardi tra nuovo deficit e sussidi: il problema è che questi ultimi saranno messi in bilancio sulla base dell’accordo in Consiglio Europeo sul Recovery Fund. Accordo che però in questi ultimi giorni vacilla sotto i colpi dell’ala «frugale» dei Paesi membri e del club di Visegrad che non accetta che si metta in relazione l’erogazione dei fondi (la Polonia è il secondo percettore, subito dopo l’Italia) con il rispetto dei diritti civili. Se i fondi Recovery tarderanno oltre la primavera del 2021 l’Italia andrà in sofferenza, e nelle stanze del Tesoro Gualtieri e i suoi tecnici stanno elaborando una complicata strategia di anticipi e rimborsi giocata un po’ sul filo del trapezista. La speranza di tutti, a cominciare dalle organizzazioni sindacali e datoriali (il presidente della Confindustria Bonomi l’altro giorno lo ha detto a chiare lettere aprendo un inedito credito al Governo) è che il Tesoro riesca nell’impresa di mettere a disposizione soldi che, per il momento sono solo sulla carta. E, un problema dopo l’altro come le ciliegie, arriviamo così al solito punto: alla richiesta di utilizzo dei Fondi Mes (37 miliardi a tasso zero e pronta cassa). L’opposizione dei grillini si sta lentamente sgretolando: tutti, da Di Maio in giù, sanno che quei soldi servono e che il «no» al Fondo Salva-Stati, essendo puramente di bandiera, presto dovrà cedere il passo a un atto di realismo. Ciò non toglie che la cosa dovrà passare in Parlamento, che in Senato ormai la maggioranza ha due soli voti di differenza e che qualunque mal di pancia grillino potrebbe essere fatale a Conte. O meglio, no: il dissenso di qualche irriducibile pentastellato dovrebbe essere compensato dai voti di Forza Italia. Berlusconi ha ripetuto mille volte di essere pronto a un gesto di responsabilità che però non può essere gratuito. Arriveremo a un sostegno esterno come ai tempi in cui Verdini faceva parte della maggioranza ma non lo si poteva dire? Può darsi. Anche perché di questioni che metteranno la maggioranza in tensione ce ne sono ancora parecchie: la revisione dei decreti sicurezza, che arriva (dovrebbe arrivare) in Consiglio dei ministri lunedì prossimo, o anche la nuova legge elettorale in senso proporzionale che spacca il Pd ma che – guarda caso – trova anche in questo caso i berlusconiani favorevoli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA