Le sorprese di Trump Un guaio per Biden

Le sorprese di Trump
Un guaio per Biden

È successo altre volte negli ultimi quattro anni. Ma anche in questa tormentata transizione verso la presidenza Biden, le decisioni di Donald Trump (o di chi lo guida, di chi lo consiglia nell’ombra, poco importa) potrebbero rivelarsi assai più «politiche» di quanto si tenda a credere. Non ci riferiamo alle proteste contro i presunti brogli o alle azioni legali intraprese per l’annullamento o il riconteggio di parte dei voti, che sono parse da subito inutili per invalidare l’elezione di Joe Biden e tese soprattutto a galvanizzare i 72 milioni di americani che hanno comunque votato per il presidente in carica. Pensiamo, invece, alle iniziative che Trump prende per complicare l’opera di governo del successore e favorire l’opposizione sua e del Partito repubblicano negli anni a venire.

Non bisogna infatti dimenticare che, a dispetto della valanga di voti raccolta da Biden (è il singolo candidato più votato nella storia delle presidenziali americane), a livello delle istituzioni la situazione è più complicata. La Camera, si sa, avrà una maggioranza democratica. Ma il Senato è ancora in bilico e saranno decisivi i due senatori che la Georgia sceglierà in gennaio. Se al Senato la maggioranza, anche risicata, dovesse andare al Partito repubblicano, tutto ciò che fa oggi Trump avrebbe tutt’altro senso. E Biden potrebbe cominciare a preoccuparsi.

Trump, per esempio, ha annunciato la riduzione dei contingenti americani in Afghanistan, Iraq e forse anche Somalia. Coerente, in questo, con annunci precedenti e con la dichiarata intenzione di «portare i ragazzi a casa». Ipotizziamo ora che Biden, tra sei mesi, si accorga che invece in quei Paesi servono più soldati. Avrebbe a quel punto il coraggio di prendersi un impegno così impopolare agli occhi dei cittadini americani?

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