L’Italia in Cina e i nuovi muri

L’Italia in Cina
e i nuovi muri

Un hotel a Pechino o a Chengdu nel Sichuan, nel Sudovest della Cina, è un ottimo punto di osservazione. Si vedono arrivare macchine di lusso, per lo più tedesche, con ospiti che sembrano strappati ieri al lavoro dei campi, ed ora rivestiti a nuovo. L’improvvisa ricchezza per chi è sempre stato povero è da ostentare. Se le nostre imprese devono rispettare i diritti sindacali, i costi di smaltimento, l’osservanza, non senza oneri, delle leggi sul rispetto ambientale, un carico fiscale rilevante, una miriade di codicilli che assediano l’amministrazione in ogni suo passo e dall’altra parte si va a ruota libera senza un vincolo che sia uno se non quello di produrre a più basso costo possibile è evidente che vi è sproporzione.

Ora la situazione sta migliorando, il rispetto ambientale è diventato priorità anche per i cinesi. A Pechino, a Xi An e altre città non vi è ciclomotore che non sia elettrico. Le aziende cercano di investire in energie alternative e vogliono tecnologia occidentale per sostituire i motori diesel con quelli a propulsione non inquinante. Si fanno passi avanti anche nella raccolta differenziata dei rifiuti. Siamo agli inizi ma la strada è tracciata, la Cina vuol diventare un Paese avanzato e lasciare alle sue spalle le brutture di una crescita tanto selvaggia quanto efficace nella penetrazione dei mercati esteri.


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