Nomine Rai e regionali
A Destra torna l’unità

Il vertice del centrodestra tenutosi nella residenza di Berlusconi è il proseguimento della cena di qualche sera fa ad Arcore tra il Cavaliere e Salvini. In quell’occasione i due hanno trovato un accordo sulla presidenza della Rai e hanno deciso di continuare il lavoro anche su altri argomenti allargando la discussione a Giorgia Meloni. Cosa che appunto è avvenuta ieri pomeriggio. Insomma è stata la Rai il banco di prova di una alleanza che era parecchio danneggiata dal contratto di governo siglato da Salvini con Di Maio e anche dalla sproporzione elettorale che ormai domina i rapporti tra la Lega, Forza Italia e FdI, tutta a vantaggio della prima, stabilmente il partito maggiore in Italia: le elezioni di maggio lo confermeranno.

Naturalmente è un primato che va a svantaggio proprio del partito azzurro e degli eredi di Alleanza Nazionale i quali devono fare di necessità virtù e accettare le cose per come stanno. Come spesso è capitato nella storia della Repubblica gli equilibri della Tv di Stato anticipano i movimenti della politica, e oggi segnalano una ripresa di unità del centrodestra – giustappunto a guida leghista – che guarda al futuro, al momento in cui – come dice Berlusconi – la coalizione tornerà al governo del Paese scaricando i grillini «e la loro identità di sinistra». Si è cominciato con la Rai, si proseguirà con le elezioni regionali in Sardegna, Basilicata e Abruzzo dove ci saranno candidati comuni.

In fondo, perché Berlusconi aveva provocato la bocciatura della candidatura di Marcello Foa (ex redattore del «Giornale» di famiglia) alla guida del consiglio di amministrazione di viale Mazzini? Perché Salvini aveva stretto un accordo con il M5S senza consultare Forza Italia. Sulle televisioni, poi: una specie di affronto per il Cavaliere. Ora che i numeri della commissione di Vigilanza hanno indotto Salvini a cercare il consenso dell’alleato, le cose si risolvono.

Oggi il Cda della Rai indicherà di nuovo Foa per la presidenza e la Commissione lo voterà con la maggioranza richiesta dalla legge. Forza Italia fornirà i voti indispensabili. «Mercimonio!» protestano i democratici annunciando addirittura ricorsi legali contro la ri-designazione di Foa. Ma il dado è tratto: il centrodestra è tornato unito e tutti gli altri, a cominciare dai grillini se ne faranno – molto malvolentieri – una ragione. Già, perché dovranno spiegare alla loro base perché si ritrovano, sia pure indirettamente, a fare patti e a spartirsi quote di potere della Televisione (che, quando erano all’opposizione volevano libera da condizionamenti politici) addirittura con l’Arcinemico Silvio.

Eletto Foa alla presidenza, il vecchio accordo Salvini-Di Maio entrerà in vigore con qualche variante dovuta appunto al «coinvolgimento» di Forza Italia (forse una direzione ai servizi parlamentari più qualche altra poltroncina). Quanto al tetto della pubblicità minacciato dal M5S per far paura a Mediaset, Salvini ha garantito che non se ne farà niente.

La spartizione però avviene all’insegna della totale assenza di un progetto sul servizio pubblico televisivo. Del piano di ristrutturazione dell’offerta informativa non si parla più, e nemmeno dell’ambizioso progetto di fare della Rai lo strumento di propaganda delle bellezze e delle eccellenze dell’Italia nel mondo. Zero. Si litiga su poltrone, poltroncine, seggiole e strapuntini. Come sempre, del resto, secondo un costume che non cambia mai. A pensarci, è un miracolo che la Rai resti in piedi e continui ad essere saldamente la prima televisione italiana e una delle principali in Europa. Il palazzo di viale Mazzini deve avere fondamenta molto profonde se non è ancora crollato su se stesso.

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