Popolo curdo, tradito in Siria come sempre

Popolo curdo, tradito
in Siria come sempre

Dunque Donald Trump ha deciso: il presidente turco Recep Erdogan potrà mandare il proprio esercito nella Siria del Nord per mettere sotto controllo un’ampia fascia di territorio, in pratica una striscia profonda 30 chilometri lungo tutti i 480 chilometri del confine con la Siria. Le intenzioni di Erdogan sono chiare: mutilare la vittoria militare di Bashar al-Assad portandosi via un pezzo di Siria; trasferire nella striscia una notevole porzione dei 3,6 milioni di profughi siriani che in questi anni ha accolto in Turchia (ben retribuito dalla Ue) ma che da tempo sono mal visti dalla popolazione turca; liquidare le milizie curde che considera nulla più che formazioni terroristiche.

Altrettanto chiaro è che la decisione di Trump implica il sacrificio dei curdi, che non possono certo confrontarsi con la potenza dell’esercito turco. Ovvero, il sacrificio di coloro che hanno combattuto in prima linea, accanto agli americani e persino più di loro, contro l’Isis e che tanto sangue hanno versato per fermare il dilagare del terrorismo islamista. Trump ha cercato di correggere l’impressione generale dicendo che gli Usa si ritirano ma non abbandonano i curdi, che continueranno a sostenere con denaro e armi. Resta però l’atto di realpolitik che indigna gli europei e scontenta pure gli ambienti militari americani.


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