Quando i figli sono solo un costo economico

Attualità. Secondo i calcoli dieci anni fa in Italia nascevano circa dieci bambini in più al giorno. Dopo l’incremento del 2021, dello 0,27%, il 2022 si è invece chiuso con una contrazione del 4% (dati Istat). In Bergamasca abbiamo avuto 7.317 nascite, 107 in meno rispetto al 2021.

La denatalità è dovuta a due fattori: primo il calo dei potenziali genitori, dovuto al calo delle nascite negli anni passati. I figli del baby boom, degli anni ’60, sono ormai fuori dal ciclo riproduttivo. Secondo: il numero dei figli per coppia è a 1,17 quando ne servirebbero 2 per «rimpiazzare» i genitori. In Lombardia il tasso di fecondità è addirittura all’1,13, il più basso di sempre. Il Covid ha contribuito solo temporaneamente al calo che è invece costante dalla crisi del 2008. Calo dei potenziali genitori e crisi economica che perdura, non consentono una ripresa demografica. La denatalità influisce anche sulla produttività, se la popolazione invecchia la base occupazionale si restringe. Continuando così avremo lavoratori sempre più anziani e meno competitivi e difficoltà a garantire le pensioni. Un serio problema sociale, con rischio povertà per milioni di persone. Oltre al pericolo di perdere definitivamente la gratuità del nostro servizio sanitario nazionale.

Cosa si può fare? Cominciamo a pensare ai figli non come un costo economico, ma un capitale umano, sociale e lavorativo. Sono il bene più importante che una generazione produce e lascia in eredità a quella successiva. Basta credere che il benessere sia solo quello individuale, noi stiamo bene se viviamo insieme. La famiglia è il primo luogo dove poter essere felici. Serve poi la consapevolezza che ogni epoca ha avuto la sua questione sociale, l’analfabetismo, l’occupazione, la casa, ora è la natalità. Non è più possibile ritenerlo un argomento «divisivo». Le diverse forze politiche devono cooperare per rimuovere le ragioni che fanno della nascita di un figlio la seconda causa di povertà in Italia. Occuparsi del lavoro delle donne, costrette a nascondere la gravidanza per non perdere il posto di lavoro o delle dimissioni fatte firmare in bianco da usare se rimangono incinta. È questione di giustizia verso la donna e verso la società perché i figli sono un bene collettivo.

Avere un figlio o più figli è sempre una decisione affidata alla responsabilità della coppia, ma le condizioni che la favoriscono o la impediscono sono spesso dovute alla situazione lavorativa e economica e alle politiche famigliari dello stato. La strada intrapresa in Italia va seguita con convinzione e continuità, non può essere cambiata ogni volta che cambia governo. Concretamente: mettere più risorse nella legge di bilancio a favore dell’assegno unico, per arrivare alla sua universalità; prevedere un Isee che tenga conto dei carichi familiari; adottare nei prossimi 5 anni il quoziente familiare (già adottato in Francia); usare fondi del Pnrr per far ripartire la natalità; agevolare i genitori ad avere due redditi, lavorando meno di 35 ore settimanali; favorire lo smart working; garantire l’asilo nido gratuito a partire da un anno (come in Germania).

Sia ben chiaro che la famiglia deve essere sostenuta indipendentemente dal reddito. Ogni famiglia ha un valore in sé, per i legami che sa generare. Basta con gli interventi di politica assistenziale , passiamo a politiche familiari efficaci. Se non vogliamo ritrovarci tra qualche anno in una nazione per vecchi e per poveri si deve avere il coraggio di «servire la vita, dove la vita accade» per usare le parole del nostro vescovo Francesco. I figli sono quell’evento d’amore che merita la dedizione dei genitori e dell’intera società. Anche le donne che ricorrono all’aborto, chirurgico o farmacologico, spesso pensano di non avere altra scelta, perché «un figlio costa», «non era previsto» o perché «cambia i nostri progetti». Possiamo andare oltre una libertà di scelta, pensata solo in modo individualistico, per favorire le scelte di donne che accettano di proseguire una maternità perché un figlio è un dono per tutti? Come aiutale dal punto vista lavorativo, economico, famigliare e psicologico, ad accogliere una nuova vita, anche se indesiderata, perché c’è bisogno anche di questo bambino nel mondo?

Promuovere la vita nascente, favorire l’alternanza maternità-lavoro, mettere al centro la famiglia non è solo un programma politico è il nostro futuro. Poter guardare avanti con speranza.

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