Quei verbali, la sconfitta del senno del poi
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (s) e Agostino Miozzo nella sede operativa della Protezione Civile al termine dell’incontro su emergenza Coronavirus, Roma, 28 Febbraio 2020. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Quei verbali, la sconfitta
del senno del poi

I 95 verbali delle riunioni del Cts, il Comitato tecnico scientifico del Governo nato per fronteggiare l’emergenza Covid, finalmente desecretati e resi pubblici sul sito della Protezione civile, ci svelano quanto sia difficile muoversi di fronte all’imponderabile. Nei documenti, che rievocano quelle riunioni frenetiche prese nel mezzo dell’emergenza coronavirus, s’apre uno squarcio su quanto accaduto nei primi sei mesi della pandemia nella «cabina di regia». Una delle frasi dei documenti forse riassume quei giorni terribili, convulsi e per certi aspetti disperati, quando le terapie intensive scoppiavano: «Emerge la necessità di verificare con precisione i dati relativi alla disponibilità locale di posti letto per malattie infettive, rianimazione e altri dati relativi ad attrezzature, staff e quanto necessario ad elaborare ipotesi di scenari di evoluzione dell’epidemia».

C’è anche il noto verbale del 3 marzo, già pubblicato da questo giornale il 7 agosto, relativo alla creazione o no della zona rossa di Alzano e Nembro, che tanto ha fatto discutere, ed è oggetto di un’inchiesta della magistratura. Dopo aver esaminato i dati relativi al numero dei casi, i membri del Cts avrebbero consigliato l’istituzione della «zona rossa» in Val Seriana, nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro in particolare. La Regione, in particolare l’assessore alla Sanità Gallera, contattato telefonicamente, aveva confermato i dati. «Il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa anche in questi due comuni – prosegue il testo -, al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue». Quello che è accaduto dopo, con il Governo che decide di non estendere i provvedimenti che già aveva applicato al Lodigiano alla Val Seriana, per poi trasformare il 7 marzo successivo, la Lombardia in zona rossa, è noto.

Ma i giorni cruciali per la vita di migliaia di persone sono quelli precedenti, a partire da metà di febbraio e in particolare dal 23, con l’ospedale di Alzano che va sotto pressione. Ed è in quel periodo che la confusione sotto il cielo è enorme poiché in quei giorni il Covid è un nemico invisibile, subdolo, che non permette di farsi un’idea, un quadro della situazione. I dati arrivano in maniera non omogenea.

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