Rapina in villa e lezione di civiltà

Rapina in villa
e lezione di civiltà

«Non comprerò mai una pistola, perché io non sono capace di ammazzare un altro uomo come me, anche se è un delinquente. Anzi, penso proprio che se avessi avuto un’arma in casa sarei morto io». L’intervista resa a Fabrizio Caccia del «Corriere della sera» dal dottor Carlo Martelli, 69 anni, medico chirurgo in pensione, fondatore dell’Anffas di Lanciano, aggredito nelle prime ore di domenica scorsa nella sua villa di Carminiello di Lanciano, in provincia di Chieti, lascia senza parole chi ha letto i particolari della rapina. I quattro aggressori si sono comportati con una ferocia da «Arancia meccanica», picchiando selvaggiamente Martelli e sua moglie Niva.

Eppure, dall’ospedale di Lanciano, con il volto tumefatto per i pugni scagliati dai rapinatori di fronte al figlio disabile e il busto che teneva insieme la spina dorsale per i calci ricevuti sulla schiena, quest’uomo ha avuto il coraggio di una testimonianza civile che vale più di mille dibattiti. Proprio nel momento in cui si dibatte di norme meno restrittive sull’adozione delle armi nella propria abitazione per difesa personale e dopo che l’Italia ha recepito per prima la direttiva Ue che ne estende l’uso, ecco che la vittima di una violenza orrenda si pronuncia nettamente contro la detenzione di una pistola o di un fucile in casa.

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