Rottura scontata Ma dov’è la politica?

Rottura scontata
Ma dov’è la politica?

Ciò che colpisce maggiormente all’indomani dell’assai poco sorprendente stacco della spina al governo da parte di Matteo Salvini, è proprio l’eccessiva sorpresa mostrata anche da parte di fini analisti politici e dalla maggior parte degli organi di stampa. Quasi uno straniamento dalla realtà, per molti versi irragionevole e preoccupante, soprattutto considerando il fatto che la votazione contraria alla Tav dei 5 Stelle era annunciata e certa da tempo.

Perché allora, così tanto sconcerto di fronte ad un epilogo scontato - quello del «pro Tav» contro «no Tav» - su cui gli ormai ex alleati di governo hanno in questi mesi costruito gran parte delle rispettive, antitetiche narrazioni propagandistiche? Se Di Maio e Salvini, dunque, sono giunti alla loro naturale resa dei conti nei tempi e nei modi programmati al millesimo di secondo dal ministro dell’Interno, divenuto principe indiscusso e deus ex machina della comunicazione mediatica del nostro Paese (soprattutto di quella social), ciò che si fa fatica a comprendere è la mortificante ingenuità di un «pensiero comune» che in Italia pare essersi ormai mineralizzato a tal punto da farsi guidare ovunque: nelle piazze d’agosto stracolme di ultras e trombette, sotto balconi di nefasta memoria autoritaria, nelle spiagge dei mojito e dei trenini brasiliani, negli studi dei dibattiti televisivi tenuti in vita da invettive senza più analisi e domande scomode.

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