Vittimismo, tattica dai rischi elevati
I senatori della Lega lasciano l’aula prima del voto sul via libera al processo a Salvini

Vittimismo, tattica
dai rischi elevati

E processo sia. Matteo Salvini si avvia dunque a essere giudicato dalla magistratura per un presunto reato di sequestro di persona aggravato nella vicenda dei 131 profughi tenuti al largo nel Mediterraneo sulla nave Gregoretti che li aveva soccorsi. Una vicenda simile a quella del «caso Diciotti». E di altri che probabilmente arriveranno, uno dopo l’altro. Di fronte a questa offensiva giudiziaria, Salvini ha deciso di agevolare il lavoro dei suoi accusatori e di accettare il processo.

Per questa ragione ha fatto uscire dall’aula i senatori leghisti non facendoli votare per dimostrare che non si opponeva all’autorizzazione che infatti l’aula ha concesso confermando peraltro il giudizio preliminare della Giunta. È del tutto evidente l’idea che Salvini si è fatto di come cavalcare questa faccenda. Ma sono chiari anche i rischi cui il capo leghista si espone. Lui da adesso in poi batterà su due tasti: primo, che viene processato per aver fatto il suo dovere «di cittadino italiano e di padre» difendendo i confini nazionali; secondo che, in quella scelta politica e di governo, il M5S e il presidente del Consiglio erano del tutto informati e concordi con lui, e se adesso hanno cambiato la versione dei fatti è per paura, per vendetta, per mantenere la poltrona, per opportunismo politico.

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