Alberi Monumentali, oltre 5mila gli esemplari tutelati dal Masaf, 82 new entry
(ANSA) - ROMA, 07 AGO - Sono 82 i nuovi Alberi Monumentali d'Italia entrati con il decimo aggiornamento nell'Elenco detenuto dal ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare. Tre le regioni di appartenenza Umbria, Abruzzo e Puglia. Un patrimonio arboreo imponente che oggi conta 5.008 schede che corrispondono a 17.564 esemplari monumentali, di cui 4.524 come singoli alberi e 13.040 come gruppi omogenei.
Tutelati e valorizzati si contraddistinguono per l'elevato valore biologico ed ecologico, per età, dimensioni, morfologia, rarità della specie, o per essere habitat per alcune specie animali, ma anche per l'importanza storica, culturale e religiosa o capacità di caratterizzare il paesaggio. "Questi giganti verdi non sono solo alberi ma parte del nostro territorio, della nostra cultura, della nostra storia", fa sapere il ministro Francesco Lollobrigida.
Tra gli 82 nuovi ingressi nell'Elenco ufficiale, il Masaf ha ripercorso le storie di tre esemplari simbolo, autentici custodi di fascino, natura e leggenda. E' a Pescara il Pino d'Aleppo 'coricato', un tronco di oltre 2 metri di circonferenza adagiato a terra come un serpente per un antico cedimento del terreno.
Per la scienza è un raro esempio di adattamento, mentre il folklore racconta che si sia curvato verso la battigia ammaliato dal canto delle ninfe marine. E' millenario, invece, il Tasso Vetusto nella Foresta Umbra in Puglia), con oltre tre metri di circonferenza. Noto come 'Albero della Morte' per la tossicità di foglie e semi, le cui esalazioni, secondo il mito, inducevano un sonno eterno, rappresenta l'immortalità, grazie alla sua capacità di far germogliare nuovi fusti dal proprio legno marcio. La Roverella di Nottoria in Umbria è, infine, una quercia con un tronco di oltre 5 metri. Si racconta che un giorno il Diavolo chiese a Dio di poter dominare la Terra durante i mesi in cui i rami fossero rimasti spogli e Dio accettò. Mentre tutti gli alberi cedettero al gelo, la Roverella trattenne le proprie foglie secche per tutto l'inverno, lasciandole cadere solo a primavera inoltrata quando le nuove gemme erano già sbocciate, impedendo così al maligno di prendere il potere. (ANSA).
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