Associazioni, Ispra boccia il ddl sulla caccia

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(ANSA) - ROMA, 16 LUG - "Una bocciatura netta e senza appello delle modifiche e integrazioni introdotte dal Ddl 1552 alla legge 157/92 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio".

Lo affermano le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia a proposito dell'audizione che l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha tenuto martedì scorso, 14 luglio, in Commissione Agricoltura della Camera dei deputati.

Se nella prima parte introduttiva l'audizione di Ispra è sembrata fin troppo generosa nel riconoscere un ruolo ai cacciatori nella gestione faunistica, quando si è entrati nel merito dell'esame della norma, è stata una vera e propria batosta per i promotori della legge.

Secondo l'Ispra le modiche sostanziali proposte dalla riforma alla legge 157 non appaiono, dal punto di vista tecnico-scientifico, "in linea con gli obiettivi generali di tutela della biodiversità e dell'ecosistema e quindi non del tutto aderenti alla nuova visione di un evolutivo e qualificato esercizio venatorio che sia rispettoso di criteri scientifici e coscientemente coerente con i principi della conservazione della natura nonché alla tutela delle specie selvatiche".

Un'affermazione netta che esprime una bocciatura a tutto campo, declinata nei passaggi di dettaglio dell'analisi del testo.

Nello specifico, l'Ispra denuncia come la riforma non limiti in alcun modo l'impatto della pressione venatoria su specie in cattivo stato di conservazione, come per esempio la pernice bianca e l'allodola, che dovrebbero invece essere escluse dal prelievo venatorio.

L'Ispra sottolinea altresì la riapertura della possibilità di cattura di uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi, una pratica vietata dalla Direttiva Uccelli e che ha già comportato all'Italia diverse condanne da parte dell'Alta Corte di Giustizia europea.

Gravi inoltre, secondo l'Ispra, le previsioni di riforma sull'estensione dell'attività venatoria alle specie migratrici oltre il termine del 10 febbraio che, sottolinea l'Istituto, "rischia di portare a contrasti con la Commissione europea poiché la Direttiva Uccelli esclude il prelievo venatorio durante la migrazione prenuziale e la riproduzione". (ANSA).

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