Attivisti, il ddl caccia è un regalo contro natura a pochissimi
(ANSA) - ROMA, 15 LUG - I cacciatori italiani sono meno dell'1% degli aventi diritto al voto, per il 98% maschi, prevalentemente tra i 60 e gli 80 anni; entro il 2030 il loro peso elettorale scenderà allo 0,3-0,4%. Per questa minoranza il governo ha riaperto la Legge 157/1992 non per rafforzarne le tutele, ma per ampliare specie cacciabili, territori e strumenti di caccia.
Lo affermano Green Impact, Federazione Nazionale Pro Natura e Attivisti Gruppo Randagio che hanno promosso due pareri indipendenti che smontano le basi scientifiche e costituzionali del ddl e chiedono a opposizioni e Forza Italia di battersi alla Camera per introdurre dei divieti.
"La Legge 157 è stata riaperta per favorire i cacciatori anziani. Ma si può decidere l'esatto contrario: introdurre dei divieti - la scelta più coerente con Costituzione, scienza e volontà popolare".
I dati 2025: il 94% vuole abolire o limitare la caccia (Piepoli), il 61% è contrario al DDL (Ipsos), il 70% è contrario alla caccia in generale (Eurispes), il 78% la ritiene inaccettabile e l'85% un rischio per la sicurezza (Ipsos).
Il parere costituzionale di Franco Sicuro (Università di Bari) individua 14 profili di incostituzionalità: il DDL equipara 'protezione' e 'gestione' della fauna, in contrasto con l'articolo 9 della Costituzone, svuota il ruolo vincolante di Ispra e amplia la caccia su aree demaniali e protette.
Il parere scientifico di Ettore Randi (Aalborg) e Andrea Mazzatenta (Chieti-Pescara) smentisce il "cacciatore bioregolatore": intensificare gli abbattimenti non regola ma produce bio-distruzione, facendo crescere le popolazioni ed eliminando gli individui regolatori della riproduzione. Il vero bioregolatore è il lupo, che tramite predazione selettiva mantiene l'equilibrio degli ecosistemi. (ANSA).
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