Lega antivivisezionista denuncia, procioni in pericolo dopo il souvenir di Haaland
(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Leal, lega antivivisezionista denuncia l'esplosione di vendite seguita al "souvenir" di Erling Haaland - un procione imbalsamato mostrato sui social come fosse un gadget divertente: "è la prova concreta di quanto un gesto pubblico possa mettere in pericolo intere specie. In poche ore un oggetto rimasto invenduto per anni è diventato introvabile: migliaia di ordini da tutto il mondo, spedizioni internazionali attivate, perfino magliette con la faccia del cadavere. È così che una moda improvvisa può trasformarsi in una minaccia reale per la fauna selvatica" si legge in una nota.
Leal denuncia da tempo questo meccanismo: quando una celebrità espone un animale imbalsamato, normalizza la mercificazione della vita animale e attiva dinamiche psicologiche che spingono verso la ricerca di esemplari sempre più rari. Il possesso diventa status symbol, il desiderio si sposta dalle specie comuni a quelle esotiche e protette, alimentando il mercato illegale e, di conseguenza, il bracconaggio.
"Il messaggio trasmesso da un personaggio pubblico ha un impatto enorme - afferma Gian Marco Prampolini, presidente Leal - l'animale diventa un trofeo, non un essere senziente. È un modello culturale pericoloso, che legittima la crudeltà.
Vogliamo credere si sia trattato di un gesto inconsapevole, ma auspichiamo una posizione di presa di coscienza dei rischi indotti, da parte di un campione che, in quanto tale, ha una responsabilità sociale".
Sul piano normativo, ciò che è legale in Texas o in Norvegia in Italia sarebbe un reato: il procione è inserito nella lista europea delle specie esotiche invasive, la sua introduzione e detenzione sono vietate. Un esemplare tassidermizzato proveniente da Paesi extra UE richiede certificazioni e autorizzazioni specifiche. Il "souvenir" del calciatore, così com'è, configurerebbe un'introduzione illecita.
Dietro l'ironia dei social si muove un mercato che Interpol e Nazioni Unite collocano al quarto posto tra i traffici illegali globali, con un giro d'affari tra 7 e 23 miliardi di dollari l'anno. Una parte significativa deriva proprio dalla richiesta di trofei: animali protetti uccisi fuori stagione, catturati con trappole vietate, introdotti clandestinamente. (ANSA).
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