La rabbia, una malattia antica che non possiamo permetterci di dimenticare
PREVENZIONE. L’Italia è ufficialmente indenne dal 2013, ma in un mondo fatto di continui spostamenti il rischio non è scomparso.
Lettura 2 min.Per molti anni abbiamo considerato la rabbia una malattia lontana, quasi appartenente ai libri di storia della medicina. Eppure, il recente caso verificatosi in Veneto ci ricorda quanto sia importante mantenere alta l’attenzione nei confronti di una delle zoonosi più gravi conosciute dall’uomo. Un cane introdotto irregolarmente dal Marocco è risultato positivo alla rabbia nel territorio di Vittorio Veneto, attivando immediatamente il sistema di sorveglianza veterinaria, le misure di sanità pubblica e una vasta attività di prevenzione a tutela di animali e cittadini.
Come si manifesta
La rabbia è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, uomo compreso. Una volta comparsi i sintomi clinici, il decorso è pressoché sempre fatale. Il virus viene trasmesso principalmente attraverso la saliva di animali infetti mediante morsi, graffi o contatti con lesioni cutanee. Negli animali può manifestarsi con cambiamenti improvvisi del comportamento, aggressività, perdita della naturale diffidenza, difficoltà motorie, paralisi e morte.
Proprio per la sua estrema gravità, la rabbia rappresenta uno degli esempi più concreti del concetto di One Health: la salute animale, la salute umana e la tutela dell’ambiente sono profondamente interconnesse.
In Italia
L’Italia è ufficialmente indenne dalla rabbia dal 2013. Un risultato che non è arrivato per caso, ma grazie a un enorme lavoro svolto negli anni dai medici veterinari pubblici e libero-professionisti, dalle autorità sanitarie e dai proprietari responsabili. Campagne vaccinali, identificazione degli animali, sorveglianza epidemiologica e controlli sanitari hanno permesso di raggiungere e mantenere questo importante traguardo.
Il rischio esiste
Il caso veneto dimostra però che il rischio non è scomparso. In un mondo caratterizzato da continui spostamenti di persone e animali, l’introduzione irregolare di soggetti provenienti da aree in cui la malattia è ancora presente può rappresentare una minaccia concreta. Secondo le ricostruzioni ufficiali, l’animale risultato positivo era stato introdotto nell’Unione Europea dal Marocco, Paese in cui la rabbia è ancora endemica.
In queste situazioni emerge con forza il ruolo spesso poco conosciuto della professione veterinaria.
Quando si parla di medici veterinari, molti pensano esclusivamente alla cura degli animali da compagnia. In realtà, ogni giorno migliaia di professionisti operano silenziosamente per proteggere la salute collettiva. Sono i veterinari che sorvegliano le malattie trasmissibili, che segnalano tempestivamente i casi sospetti, che collaborano con le autorità sanitarie, che organizzano le misure di contenimento e che garantiscono la sicurezza dei cittadini.
Veterinari in prima linea
Nel caso della rabbia, il veterinario rappresenta spesso la prima linea di difesa. È il professionista che può riconoscere precocemente sintomi sospetti, attivare i protocolli previsti dalla normativa e contribuire a interrompere la diffusione della malattia prima che questa possa coinvolgere altri animali o persone. L’efficacia della risposta registrata in Veneto, con l’immediata attivazione delle misure di controllo, degli isolamenti e della profilassi, testimonia il valore di un sistema veterinario preparato ed efficiente.
Il ruolo dei proprietari
Accanto al lavoro delle istituzioni e dei professionisti, esiste però un altro elemento fondamentale: la responsabilità dei proprietari.
Ogni cittadino che sceglie di accogliere un animale assume anche un preciso dovere verso la collettività. Informarsi correttamente, rispettare le normative sanitarie, evitare importazioni irregolari, effettuare le vaccinazioni richieste e rivolgersi tempestivamente al medico veterinario in caso di sintomi sospetti non sono semplici adempimenti burocratici, ma veri e propri gesti di tutela della salute pubblica.
Le buone pratiche
Il buon senso rimane uno degli strumenti più efficaci di prevenzione. Diffidare di canali non ufficiali per l’acquisto o l’adozione di animali provenienti dall’estero, verificare sempre la documentazione sanitaria e affidarsi a professionisti qualificati significa proteggere il proprio animale, la propria famiglia e l’intera comunità.
La storia recente della rabbia in Italia insegna una lezione importante: le malattie infettive non scompaiono per sempre. Possono essere controllate, prevenute e tenute lontane grazie a sistemi sanitari efficienti, professionisti competenti e cittadini consapevoli.
Quando questi tre elementi lavorano insieme, la prevenzione funziona. E quando la prevenzione funziona, spesso non fa notizia. Ma è proprio in quel silenzioso lavoro quotidiano che si misura il valore della medicina veterinaria moderna.
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