Arriva, nuovo sciopero a Bergamo: il 16 ottobre stop di 24 ore e presidio
LA MOBILITAZIONE. I sindacati dei lavoratori contestano turni, condizioni di lavoro e premio di risultato. Garantite le fasce previste.
Lettura 2 min.Bergamo
Nuovo sciopero dei lavoratori di Arriva Italia a Bergamo. Le segreterie del trasporto pubblico locale di Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti e Faisa Cisal hanno proclamato per venerdì 16 ottobre uno stop di 24 ore, accompagnato in mattinata da un presidio tra le corsie dell’autostazione cittadina. L’azienda comunicherà alla cittadinanza gli orari delle fasce di garanzia durante le quali sarà assicurato il servizio.
La mobilitazione si inserisce in una vertenza che si trascina da tempo. Le organizzazioni sindacali denunciano un atteggiamento poco disponibile dell’azienda nei confronti delle esigenze dei lavoratori e sostengono che, nonostante le ripetute richieste, non siano arrivate risposte adeguate sulla valorizzazione economica delle prestazioni garantite quotidianamente dal personale e sul miglioramento della qualità della vita lavorativa.
La mobilitazione, sottolineano i sindacati, riguarda il miglioramento delle condizioni economiche e normative dei lavoratori, una migliore qualità della vita e un riconoscimento adeguato della loro professionalità. Ma intende anche difendere «un trasporto pubblico che è patrimonio di tutta la cittadinanza bergamasca, e che non può e non deve essere svilito da mere logiche di mercato»
«Turni gravosi e modifiche senza adeguato preavviso»
Al centro delle contestazioni ci sono innanzitutto le condizioni degli autisti. Secondo i sindacati, il personale è ancora costretto a «turni particolarmente gravosi, con orari di impegno che arrivano frequentemente anche a 13 ore giornaliere». Le turnazioni, inoltre, verrebbero spesso modificate senza un adeguato preavviso, impedendo ai lavoratori di organizzare la propria vita privata.
in mattinata da un presidio tra le corsie dell’autostazione cittadina. L’azienda comunicherà alla cittadinanza gli orari delle fasce di garanzia durante le quali sarà assicurato il servizio
Restano poi inevase, denunciano le quattro sigle, le richieste di un ulteriore riconoscimento economico della professionalità dei dipendenti. Nel confronto con le altre società che operano nel territorio provinciale, le organizzazioni sindacali ritengono Arriva Italia «in evidente controtendenza». Contestano una gestione che negli anni avrebbe fatto ricorso ai subappalti, con conseguenti criticità sulla qualità del servizio, alla destrutturazione aziendale e alla mancanza di investimenti nel benessere economico e lavorativo del personale, pur in presenza di bilanci in attivo a livello nazionale.
«Singolari – sottolineano i sindacalisti – gli annunci fatti in “pompa magna” nel recente periodo riguardanti il “potenziamento della flotta”, in una situazione in cui il personale è costretto a lavorare nelle condizioni sopra descritte».
Premio di risultato: contestata la proposta di 400 euro in welfare
A rendere più difficili i rapporti sindacali è anche la gestione del Premio di risultato, il Pdr. Secondo quanto riferiscono le organizzazioni dei lavoratori, dopo aver mostrato indisponibilità rispetto a diverse proposte sindacali, l’azienda ha avanzato un’erogazione massima di 400 euro in welfare, subordinata al raggiungimento, da parte di ciascun dipendente, di un livello di assenze pressoché pari a zero. Assenze che, per i sindacati, sono per lo più legate alla malattia.
Una condizione giudicata dalle quattro sigle «non solo penalizzante, ma di fatto quasi irraggiungibile». Anche l’importo viene ritenuto irrisorio rispetto a quanto riconosciuto dalle altre aziende e alle attuali dinamiche inflattive.
I sindacati mettono inoltre a confronto la proposta con i risultati economici della società: secondo i dati richiamati nel comunicato, l’utile aziendale supera i 26 milioni di euro ed è cresciuto di oltre 5 milioni nell’ultimo esercizio.
«Il trasporto pubblico locale è un bene comune»
«Ricordiamo che il trasporto pubblico locale è un bene comune», dichiarano Paolo Turani, Pasquale Salvatore, Adriano Villa e Antonio Chimirri, segretari generali rispettivamente di Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti e Faisa Cisal. Un servizio, proseguono, «fortemente sostenuto da risorse pubbliche e con un ruolo sociale ed economico fondamentale per lo sviluppo del territorio».
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