Bergamo, allarme ozono: da gennaio a fine agosto oltre i limiti 77 volte

I DATI. Più del triplo degli sforamenti annui previsti dalle norme. L’anno scorso le «violazioni» erano state 62. Bonaldi (Isde Italia): «Gli studi hanno dimostrato effetti sulla salute».

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Aria calda, aria «cattiva». Tra gli effetti collaterali di un’estate bollente c’è stato anche l’aumento degli inquinanti. Anche la bella stagione ha infatti il proprio «nemico»: l’ozono, un inquinante secondario la cui formazione è favorita dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare. E così, soprattutto tra giugno e agosto, i valori sono schizzati alle stelle pure a Bergamo.

Sforamenti tre volte superiori alla norma

A tracciare il quadro della situazione è uno studio dell’Isde Italia (Associazione medici per l’ambiente) in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, che ha mappato i capoluoghi del Paese.

Non si possono superare i 120 microgrammi per metro cubo d’aria su una media di otto ore giornaliere

Tra l’inizio di quest’anno e la fine di agosto, la centralina Arpa di via Meucci a Bergamo ha oltrepassato per 77 volte – tutte sostanzialmente concentrate nel periodo estivo – il limite fissato dalla normativa attuale, che indica di non superare i 120 microgrammi per metro cubo d’aria su una media di otto ore giornaliere. È un trend in crescita del 24%, perché nello stesso periodo del 2025 le «violazioni» erano state 62.

Si tratta di una soglia, quella dei 120 microgrammi, che viene presa a riferimento per la tutela della salute: oltre, aumenta la probabilità di problemi respiratori o cardiovascolari per i soggetti più fragili per età o patologie pregresse. L’obiettivo sarebbe quello di avere al massimo 25 sforamenti annui, a Bergamo siamo già al triplo.

Il surriscaldamento globale tenderà ad aumentare anche l’ozono, perché le estati saranno ancora più calde

«Rischio malattie polmonari»

Lo studio «conferma un quadro ancora critico per la qualità dell’aria nelle città italiane»: «Bergamo è in un’area particolarmente sfavorevole dal punto di vista geografico, e ciò influisce sui valori della qualità dell’aria – premette Antonio Bonaldi, componente del comitato scientifico dell’Isde Italia e già direttore sanitario dei Riuniti di Bergamo –, ma questo non può essere un alibi. Anzi, significa che dobbiamo “lavorare” più degli altri».

Se si considerano anche le Pm 2.5, tra i rischi vanno considerati anche i tumori e le malattie cardiovascolari

Alla base c’è la consapevolezza del rischio: «Per gli inquinanti come l’ozono, le ricerche hanno ormai da tempo dimostrato gli effetti sulla salute, in particolare sulla riduzione della funzionalità polmonare e nello sviluppo di possibili malattie polmonari – rimarca Bonaldi –. Se allarghiamo la riflessione anche alle polveri più sottili quali il Pm 2.5 (quest’ultimo maggiormente presente tra autunno e inverno, ndr), vanno considerati poi i tumori e le malattie cardiovascolari». Peraltro, nota il medico, «il surriscaldamento globale tenderà ad aumentare anche l’ozono, perché le estati saranno ancora più calde».

Le possibili soluzioni

Che fare, dunque? La ricetta è nota e attinge a più ingredienti: «Bisogna ridurre le emissioni attraverso interventi sulla mobilità che favoriscano il trasporto pubblico e i percorsi ciclabili, serve piantare alberi e agire con la depavimentazione, senza dimenticare l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati. Bergamo mi sembra si stia muovendo in questa direzione, penso soprattutto all’espansione del teleriscaldamento, mentre a livello nazionale si cercano invece delle deroghe alle nuove soglie europee sulle emissioni, come a voler spostare più in là il problema».

«Serve uno sforzo sinergico»

I cittadini devono imparare a camminare di più, muoversi in bici o con il trasporto pubblico locale, diminuire di qualche grado la temperatura del riscaldamento di casa

Bonaldi auspica un’«opera corale», cioè «uno sforzo sinergico del governo, delle amministrazioni locali e anche dei cittadini, che devono imparare a camminare di più, muoversi in bici o con il trasporto pubblico locale, diminuire di qualche grado la temperatura del riscaldamento di casa». Con una precisazione, però: «I cittadini possono mutare i propri comportamenti – conclude Bonaldi – se le istituzioni attuano politiche che favoriscano scelte di questo tipo. Serve l’impegno di tutti».

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