Colpi di calore e malori, aumentano i casi nei Pronto soccorso

TEMPERATURE ECCEZIONALI. Il caldo eccezionale si riversa anche sul lavoro di ospedali e Pronto soccorso.

Lettura 1 min.

L’ondata di calore in corso in questa fine di giugno sta determinando infatti un incremento negli accessi ai Pronto soccorso del territorio bergamasco. In città, conferma l’Asst Papa Giovanni XXIII, «sono aumentati gli accessi per il caldo». Si tratta soprattutto di persone fragili, in particolare «anziani che si alimentano e bevono poco». Qualche dato più specifico arriva dall’Asst Bergamo Ovest, dove nella giornata di ieri si sono registrati 12 casi di pazienti con condizioni cliniche direttamente o indirettamente legate alle elevate temperature, tra colpi di calore o traumi cranici a seguito di cadute (di questi, fa sapere l’Azienda, 9 sono stati registrati all’ospedale di Romano di Lombardia e 3 in quello di Treviglio).

Sempre in città, all’Emergency Center di Humanitas Gavazzeni, domenica si erano verificati 5 accessi per colpo di calore su circa 60 accessi totali. Dai numeri dell’Asst Bergamo Est emerge invece come nel weekend non ci siano state particolari «criticità connesse al caldo e-o all’afflusso», e tuttavia al Pronto soccorso di Seriate «c’è stato un aumento degli accessi di anziani con sintomi potenzialmente ascrivibili al caldo: 4 pazienti over 80 sono in attesa di ricovero». In giornate come queste, e in modo particolare per gli anziani, a incidere sulle condizioni di malessere non ci sono solo scarsa alimentazione e idratazione, ma pure la mancata disponibilità di aria condizionata a casa.

A sollevare l’allarme sulla situazione nelle strutture sanitarie lombarde, proprio domenica, era stato l’assessore regionale alla Sanità, Guido Bertolaso: «Con dieci giorni di temperature largamente sopra la media abbiamo tutte le strutture sotto sforzo», ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, ricordando le buone prassi: dall’importanza di «bere acqua» a quella di «mangiare più frutta e verdura». Fondamentale resta anche prendersi cura delle categorie più esposte, ovvero anziani e bambini: «Fino a 11-12 anni, meno stanno al sole e meglio è. Devono avere cappellini, creme, essere davvero protetti». E conclude: «L’emergenza non è più estemporanea, ma cronica, e come tale andrà affrontata. Ci dobbiamo abituare al cambiamento climatico e impostare una gestione su questo scenario».

© RIPRODUZIONE RISERVATA