Curarsi costa sempre di più. In media 1.147 euro all’anno

L’ANALISI. I dati dei 730 del Caf: in due anni +5,8%. Toscano: «Sempre più persone pagano di tasca propria le visite, il servizio sanitario non riesce a garantire tempi adeguati».

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Che la salute sia un bene prezioso, il più prezioso, non c’è dubbio. Ma «prezioso» è anche sinonimo di «caro», e lo sanno bene soprattutto le persone in condizione di vulnerabilità economica. Quanto costa curarsi? Oltre 1.100 euro all’anno, in media. Ad aggiornare questa non piacevole contabilità è la Cgil di Bergamo, che ha analizzato 61.467 dichiarazioni dei redditi redatte nei propri Caf in questi mesi (e riferite all’anno d’imposta 2025). Il 71% di questi cittadini ha portato in detrazione delle spese sanitarie, un’incidenza che ribadisce quanto siano diffuse tali incombenze: l’esborso medio per la salute è stato di 1.147 euro, cresciuto di 19 euro rispetto alle dichiarazioni presentate nel 2025 (anno d’imposta 2024, +1,7%) e di 63 euro rispetto a quelle vagliate nel 2024 (anno d’imposta 2023, +5,8%).

«Questi numeri raccontano una realtà che conosciamo bene: sempre più persone sono costrette a pagare di tasca propria visite ed esami»

Il genere, l’età, la cronicità, la condizione sociale sono variabili che influenzano la frequenza di queste spese e anche la capacità di farvi fronte. Spacchettando i dati, la Cgil coglie alcune variabili. Tra i lavoratori, ad esempio, le donne spendono di più pur guadagnando meno (e dunque l’impatto è proporzionalmente maggiore): il reddito medio delle lavoratrici che hanno richiesto il «730» alla Cgil si è attestato a 20.692 euro lordi e le spese ammontavano a 1.102, erodendo dunque il 5,3% del reddito (in realtà l’impatto è maggiore, perché andrebbe calcolato sul reddito netto, non disponibile); viceversa gli uomini dichiarano mediamente 31.357 euro e spendono in sanità 1.036, cioè il 3,3% del reddito lordo. In questi due punti percentuali di differenza, rileva il sindacato, c’è la conferma di «una disuguaglianza economica anche nell’accesso alle cure».

«Per molti pensionati le spese mediche rappresentano ormai una voce importante del bilancio mensile»

Per Marco Toscano, segretario generale della Cgil Bergamo, «questi numeri raccontano una realtà che conosciamo bene: sempre più persone sono costrette a pagare di tasca propria visite ed esami perché il servizio sanitario pubblico non riesce a garantirli in tempi adeguati».

Oltre il costo della vita

Una «tassa occulta», la definisce Toscano, che «si aggiunge all’aumento del costo della vita e alla perdita di potere d’acquisto dei salari. Il diritto alla salute non può dipendere dalla disponibilità economica. Per questo continuiamo a chiedere investimenti nella sanità pubblica e stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare a sostegno del Servizio sanitario nazionale».

Per i pensionati oltre 1.200 euro

Come intuibile, l’età porta con sé maggiori bisogni di salute. Tra i pensionati, infatti, la spesa sanitaria è salita a 1.231 euro, con un aumento di 23 euro nell’ultimo anno (+1,9%) e di 74 su base biennale (+6,4%). Le pensionate spendono mediamente 1.256 euro, cioè il 5,9% del reddito, contro i 1.212 euro degli uomini, pari al 4,2% del reddito. «Per molti pensionati le spese mediche rappresentano ormai una voce importante del bilancio mensile, soprattutto per chi vive con pensioni basse – rimarca Giacomo Pessina, segretario dello Spi Cgil Bergamo –. Le donne anziane sono particolarmente penalizzate: hanno mediamente redditi inferiori e devono destinare una quota maggiore delle proprie risorse alla salute. Non possiamo accettare che chi ha più bisogno di cure sia anche chi deve fare i sacrifici maggiori per permettersele. E il rischio è che chi non può pagare finisca per rinunciare a curarsi».

La Cgil rilancia così la propria mobilitazione con la richiesta di «rafforzare il servizio sanitario pubblico, ridurre le liste d’attesa e garantire a tutte le persone la possibilità di curarsi, indipendentemente dal reddito. Perché quando la sanità pubblica non risponde, il costo ricade direttamente sui cittadini».

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