Erba secca e boschi incolti: rischio roghi. «Serve prevenzione» - I consigli degli esperti

I dati di Uncem. Stagione fortunata finora per la provincia di Bergamo ma siccità e abbandono dei pascoli la mettono a rischio: il 45% del territorio è forestale.

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Bergamo, per ora, è rimasta fuori dalle grandi emergenze incendi che quest’estate stanno mettendo in ginocchio Sicilia, Calabria e Puglia. «Ma guai a pensare che il rischio incendi riguardi solo il Sud», è il messaggio del dossier pubblicato nei giorni scorsi da Uncem sul tema. Con quasi la metà del territorio provinciale coperta da boschi e una stagione segnata da caldo e siccità, la parola d’ordine è prevenzione. Uncem sottolinea come la lotta contro gli incendi parta dalla cura del territorio, dalla manutenzione dei boschi e dal presidio garantito da chi vive in montagna.

Mentre i dati nazionali fotografano una stagione già pesante (oltre 1.070 grandi incendi censiti dall’Ispra fino al 28 luglio e circa 741 chilometri quadrati percorsi dal fuoco), la Bergamasca, fortunatamente, non ha registrato finora eventi di quella portata. A spingere a non abbassare la guardia è il fatto che la nostra provincia conta circa 122mila ettari di superficie forestale, quasi il 45% del territorio. E dovunque si scontano i problemi dell’abbandono di prati e pascoli, dell’accumulo di biomassa secca e della progressiva riduzione delle attività agricole e forestali.

I dati in Bergamasca

Nel 2024, ultimo anno per cui è disponibile un quadro completo, gli incendi boschivi in Bergamasca sono stati 18, contro i 38 dell’anno precedente, mentre la superficie interessata è scesa da oltre 78 ettari a meno di 10. Un risultato favorito anche da condizioni meteorologiche più favorevoli, ma che conferma l’importanza di una gestione costante del territorio.

«Il fatto che la Bergamasca non stia vivendo la gravità degli incendi che colpiscono altre parti d’Italia è una fortuna, non un alibi – osserva Alberto Mazzoleni, vicepresidente di Uncem e consigliere regionale –. La prevenzione si fa quando non c’è l’emergenza, curando boschi, prati e pascoli, mantenendo efficiente la viabilità forestale e sostenendo chi vive e lavora in montagna».

Le aree che storicamente richiedono maggiore attenzione restano la Valle Seriana e la Valle Brembana, dove negli ultimi anni si sono verificati gli episodi più significativi (rispettivamente 91 e 56 nel decennio che va dal 2015 al 2024).

Sono rimasti nella memoria collettiva, come fatti più tragici, l’incendio che nell’aprile 2017 ha interessato 263 ettari di superficie boscata tra San Giovanni Bianco e Taleggio e, dal lato seriano, quello del marzo 2015 tra Casnigo e Ponte Nossa, con 130 ettari in fiamme.

«Un ruolo decisivo lo svolgono anche i volontari dell’Antincendio boschivo, impegnati nello spegnimento dei roghi ma anche nella sorveglianza, nella formazione e nelle esercitazioni», sottolinea ancora Mazzoleni, che cita come esempio il recente impiego di squadre bergamasche (di Castelli Calepio e Carobbio degli Angeli) in Sicilia, a supporto delle operazioni nelle aree più colpite.

«I volontari Aib devono integrare, non sostituire, personale professionale, imprese forestali e funzioni pubbliche - dice ancora Mazzoleni -. Servono finanziamenti stabili per dispositivi di protezione individuale, mezzi, radio, assicurazioni, visite di idoneità, formazione, esercitazioni e ricambio generazionale».

No a fuochi barbecue e lanterne volanti

La situazione critica dal punto della siccità e delle alte temperature ha portato anche Regione Lombardia ad emettere delle raccomandazioni per evitare il rischio incendi: non utilizzare fuochi d’artificio o lanterne volanti, evitare di parcheggiare su vegetazione secca, usare con estrema cautela fornelli e altre fiamme libere, non accendere fuochi, barbecue o falò, mantenere pulite dalla vegetazione secca le aree intorno ad abitazioni e baite.

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