In via Porta Dipinta a Bergamo una terrazza panoramica e 28 nuove autorimesse - Foto

I LAVORI. Dopo oltre 20 anni si è chiuso il cantiere: al Comune un nuovo spazio verde e un’area archeologica, al privato quattro piani di sosta con montacarichi.

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Un ampio prato delimitato da un muretto con vista aperta su città bassa, elementi ideali per trasformare la nuova terrazza verde di via Porta Dipinta in luogo dei selfie. Dopo anni di attese e false partenze il parcheggio interrato (privato) accanto alla chiesa di Sant’Andrea è stato terminato, in tutto 28 autorimesse «invisibili» passando dalla strada, ricavate nei quattro piani sotto terra, accessibili con un montacarichi. Il risvolto pubblico dell’operazione promossa dal privato è godibile da qualche settimana, da quando le recinzioni sono state tolte, svelando il panorama e il nuovo spazio verde ceduto al Comune, insieme a una seconda balza che «contiene» l’area archeologica che sarà aperta al pubblico (le modalità devono ancora essere definite), in particolare una cisterna romana ritrovata durante gli scavi, iniziati nel 2005.

La storia del cantiere

Fu proprio il ritrovamento del manufatto, nel 2007, a bloccare i lavori. Ora, a distanza di oltre 20 anni viene portata a termine l’opera, promossa dalla società «Seventeen srl» che, in origine, puntava a realizzare 120 autorimesse. Il parcheggio sorge sulle ceneri del fu Palazzo Calepio Marenzi, fatto abbattere nel 1878 dai conti Moroni per avere una vista aperta sulla pianura dalle finestre del loro palazzo (Moroni, oggi bene del Fai). Un sito densamente stratificato affrontato dallo studio di architettura Balbo a partire dal 2019. «È stata una grande sfida, in città è l’unico intervento eseguito con la tecnica top-down (realizzando i piani interrati dall’alto verso il basso, progressivamente allo scavo) e siamo orgogliosi del risultato – affermano Francesca e Roberto Balbo, incaricati dalla Seventeen srl –. Un viaggio lungo e travagliato durato cinque anni, possibile grazie alla professionalità dell’impresa Smv di Telgate e delle sue maestranze, e alla collaborazione del Comune e della Soprintendenza che ci ha seguiti passo passo. Stiamo realizzando, insieme alla Soprintendenza, una piccola brochure che illustrerà la storia del sito, dove è stata ritrovata anche una cisterna di epoca romana».

Anche un ristorante

Le autorimesse sono state in parte vendute, altre sono ancora pubblicizzate sul sito di uno studio immobiliare della città (il costo segnalato è di 180mila euro). Accanto all’area archeologica, nei locali che in passato si dice abbiano ospitato anche un panettiere, è stato invece ricavato un locale commerciale. «Aprirà entro la fine dell’anno – accenna Roberto Balbo –. Sarà un piccolo ristorante che sarà anche punto di incontro per i turisti, dal particolare valore storico perché ricavato in locali dell’area archeologica».

La soddisfazione del Comune

Un cantiere tribolato che l’assessore alla Riqualificazione urbana e Patrimonio Francesco Valesini ricorda: «È stata una lunghissima vicissitudine che aveva portato, circa 20 anni fa, anche ad un contenzioso con il Comune che si era espresso diversamente alla Soprintendenza. Il parcheggio, il cui accesso era inizialmente stato pensato dal viale, quindi passando dalle Mura, doveva essere molto più invasivo e capiente, con un centinaio di posti auto. L’operazione si era bloccata ai tempi dell’amministrazione Tentorio, l’abbiamo sbloccata qualche anno fa, grazie a un accordo che ha previsto l’utilizzo del diritto di superficie e la servitù di passaggio di un’area accanto al sagrato della chiesa, dove il privato ha potuto realizzare il montacarichi. Abbiamo così evitato il passaggio attraverso le Mura e ridimensionato il numero di parcamento. Il privato ha ceduto al Comune la proprietà della balza che oggi vediamo in via Porta Dipinta, sistemando anche gli scavi archeologici che restano di proprietà comunale. Siamo arrivati alla conclusione di una laboriosa operazione, il cui risultato è particolarmente positivo, con una vista bellissima sulla città. Un risultato non scontato, possibile grazie al privato che, nonostante i costi rilevanti e le difficoltà di cantiere, ha portato a termine l’operazione. La restituzione di questa terrazza verde è uno degli interventi che valorizzano Città Alta, penso alla riapertura della casa del custode dell’acquedotto lungo il viale delle Mura (ora bar ristorante), piazza Angelini e l’inaugurazione, a breve, dell’ex carcere di Sant’Agata».

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